Cominciò il ministro Berlinguer, proseguì la Moratti e poi la Gelmini, una catena di riforme a cui ora si aggiunge l'ultima che non porta il nome del Ministro proponente, bensì l'etichetta di "Buona Scuola". In altri tempi nessuno avrebbe osato l'autoelogio, ma ora tutto si conforma allo stile pubblicitario, anche la politica e l'educazione sono diventate marketing.
Le novità di quest'ultima riforma sono soprattutto due:
il potere dato ai dirigenti scolastici di scegliere i docenti tra quelli iscritti ad un albo territoriale;
il potere dato ai dirigenti di premiare i docenti migliori.
Carlo Scognamiglio (docente di storia e filosofia che è solo un omonimo dell'ex ministro della difesa) si chiede se è così necessario premiare il merito dei docenti. Egli nota che la prima impressione che si ricava dalle lettura delle nuove norme, "è quella di trovarsi di fronte a qualcuno che
pretende di misurare le emozioni con il righello, cioè di valutare la
“qualità” della didattica traducendola in un dato numerico". Ho avuto anch'io la medesima impressione, ma credevo che il buon senso avrebbe evitato applicazioni troppo rigide o grossolane, invece mi sbagliavo perché vengono segnalati casi di dirigenti che hanno distribuito ai docenti pagelle di autovalutazione. Ogni insegnante si assegna un voto per ogni elemento di valutazione tra quelli proposto dall'apposito comitato e poi i voti vengono processati da un algoritmo in modo da dare un'apparenza di scientificità e oggettività ad un metodo che a dir poco appare bambinesco.