10.11.16

Parole false

I bambini vanno a scuola per imparare a leggere e scrivere. Devono imparare ad usare le parole. Le parole hanno un loro significato, che non può essere distorto, altrimenti sarebbe una Babele.
Nelle opulente democrazie occidentali si sta profilando questo rischio. Il ground zero di New York, che ci ricorda il luogo in cui sorgevano le torri gemelle, rievoca le macerie di una Babele del ventunesimo secolo, ma forse non è un dio adirato a voler confondere le nostre lingue.

Davanti a Manhattan, dove svettava la superbia delle torri, c'è la Statua della Libertà che tiene alta la fiaccola della ragione. La luce di quella fiaccola non piace a tutti. I poteri detronizzati dal sistema democratico tendono ad occultarsi, perseguono finalità antidemocratiche, ma non possono dichiararlo, perciò usano parole false e tendono a confondere anche il nostro linguaggio.

Oggi il compito principale della scuola che vuol restare al servizio del libero cittadino (e non al servizio di poteri antidemocratici) passa attraverso l'ortodossia delle parole. In questo può essere utile l'opera di Vladimiro Giacché - LA FABBRICA DEL FALSO (qui un video di presentazione).


Per fare solo qualche esempio:
  • MERCATO - non è un soggetto, non decide, non punisce, non è un mostro, è solo un luogo dove si effettuano gli scambi - quando ci dicono che "i mercati lo vogliono...", "la reazione dei mercati..." ecc. stanno creando una confusione nella nostra mente.
  • TERRORISMO - non è un nemico, non è qualcuno, ma è una tattica - viene usata anche dagli eserciti;
  • TOTALITARISMO - assimilare nazismo e comunismo per stemperare le colpe del primo e mettere in guardia i popoli dai rischi del secondo;
  • SICUREZZA - non è una questione poliziesca; c'è la sicurezza ambientale, alimentare, ecc ed è in questo senso che a sicurezza viene nominata nella nostra Costituzione.
  • RIFORMA - in passato questa parola indicava qualcosa che avrebbe consentito alle persone di stare un po' meglio, oggi la si usa per indicare il contrario, cioè una misura di riduzione dei diritti, riduzione delle libertà, riduzione dei benefici in connessione con qualche necessità ineludibile; 
  • SOLIDARIETA' - esiste tra uguali, altrimenti è carità.
Vladimiro Giacché esamina anche le falsificazioni che si producono con particolari tecniche di comunicazione. Egli definisce "sineddoche indebita" un metodo ampiamente usato dai mass-media: puntare l'obiettivo su cose non importanti o di scarso significato. Spesso in TV ci viene mostrato un particolare della situazione. Il particolare ritagliato dal cronista non è falso, ma diventa emblematico e trasmette un'idea totalmente distorta dlla situazione che viene descritta mediante quello specifico dettaglio. La televisione riesce ad usare cinque imbecilli ai margini di una grande manifestazione per suggerire che l'intera manifestazione aveva un carattere distruttivo e violento. Con questo metodo non è necessario etichettare la manifestazione, sarà lo spettatore a vedere la scena e si costruirà da solo un proprio giudizio che egli riterrà genuino. Quello spettatore non può essere consapevole di essere stato imbeccato. E' una tecnica quasi subliminale. Lo spettatore-vittima si sente talmente padrone dell'opinione, che egli conosce come propria, che la difenderà contro ogni giudizio contrario.

Un altro metodo è quello della falsa connessione. Nel 2003 è stata creata una falsa connessione tra Saddam Hussein e l'attentato dell'11 settembre alle torri di New York. I servizi di intelligence hanno creato false prove di inesistenti armi di distruzione di massa detenute dal dittatore iracheno per giustificare la "guerra preventiva" contro l'Iraq. A nulla servirono le relazioni negative degli ispettori dell'ONU perché Saddam era già percepito da tutti come potenziale terrorista. L'ex premier britannico Tony Blair oggi ammette che era una menzogna, ma chi pagherà per quella menzogna? Chi pagherà per una guerra che ha innescato reazioni terroristiche e causato milioni di morti?

Un altro modo per falsificare è invertire il rapporto tra aggressore e aggredito: punto la telecamera sulla reazione dell'aggredito e il giudizio negativo ricadrà ovviamente su di lui, senza necessità di aggiungere altro o di distorcere la verità.