6.3.18

Che cos'è l'educazione finanziaria?

Nel 2011 Fabrizio Saccomanni, allora direttore generale della Banca d'Italia ci informava dalle pagine del Sole24Ore dell'esistenza di protocolli d'intesa col Ministero dell'Istruzione per introdurre l'educazione finanziaria nelle scuole italiane.
È stato poi avviato d'intesa con il Ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, un progetto di formazione per le scuole, al quale hanno partecipato quest'anno circa 800 classi e oltre 13 mila studenti. Il progetto è finalizzato a inserire stabilmente nei curricula scolastici l'educazione finanziaria; è accompagnato da test che ne misurano l'efficacia. Solo dando sin dalla più giovane età conoscenza e famigliarità con i temi finanziari si aumenta la capacità dei futuri adulti di fronteggiare razionalmente le proprie scelte in materia.

All'epoca non mi era facile capire il paradosso rappresentato dall'avvio di questi programmi di Educazione Finanziaria in perfetta coincidenza con la riduzione delle ore di economia (la riduzione è stata drastica anche negli istituti tecnici commerciali). Per qualche tempo ho anche sperato che l'Educazione Finanziaria introdotta stabilmente come disciplina curricolare avrebbe riportato un po' di conoscenze economiche tra gli studenti delle scuole superiori e di conseguenza avrebbe anche ridato una certa stabilità alle cattedre. Mi sbagliavo. Probabilmente non avevo riflettuto abbastanza sulla differenza tra la vecchia Economia e la nuova Educazione Finanziaria.

Nel 2015, dopo lo scandalo legato a Banca Etruria (che portò al suidicio di Luigino D'Angelo), al crack del Monte dei Paschi (che portò al suicidio di David Rossi) e allo scandaloso disastro della Popolare di Vicenza fu il Ministro Padoan a riproporre "un intervento di educazione finanziaria su larga scala" sostenendo implicitamente che le banche falliscono o derubano i risparmiatori per colpa dell'ignoranza dei risparmiatori. Poi Padoan ci mette una pezza che è peggio del buco (qui il video)  dicendo che "ci possono essere responsabilità anche nel sistema bancario", ma si tratta di una vaga eventualità.

In un sito di matrice anarchica trovo qualche utile informazione che mi consente di sapere che già "dall'aprile del 2010 la ministra Gelmini andava a Piazza Affari per garantire agli operatori della finanza che la Scuola era a loro disposizione per l'allevamento di futuri clienti. Ma il primo protocollo d'intesa tra Banca d'Italia e Ministero dell'Istruzione per il progetto di educazione finanziaria nelle scuole fu siglato nel 2007, dal ministro Fioroni durante il governo Prodi.".

Così ho cominciato a comprendere che l'educazione finanziaria non è finalizzata a fornire agli studenti una alfabetizzazione economica, come avevo ingenuamente immaginato; la nuova disciplina sarà ovviamente affidata ad "esperti" di provenienza bancaria, non saremo mai noi straccioni dotati di lauree, specializzazioni, dottorati e abilitazioni (quindi non esperti) a poter promuovere "l’inclusione finanziaria". Inclusione è una parola bella e rassicurante, ma quella finanziaria è strettamente connessa al progetto di abolizione del contante ed all’adozione dei mezzi di pagamento elettronici, nonché alla responsabilizzazione del cittadino-risparmiatore.

Qualche assaggio del piano di invasione su larga scala:

Educare alla responsabilità. Saccomanni dice che bisogna farlo fin dalla più tenera età e dal 2016 i corsi di formazione proposti dalla Banca d'Italia sono rivolti anche alle maestre elementari. E credo che a questo punto il sospetto diventa una certezza. Ma non sarebbe il caso di fare il contrario, mi domando, cioè prendere i nostri bravi banchieri, quelli di Banca Etruria, i dirigenti del Monte dei Paschi, il signor Zonin coi suoi collaboratori della Popolare di Vicenza magari ripescando anche i campioni della Popolare di Lodi e rimandarli tutti sui banchi di scuola a studiare economia, diritto, ragioneria, tecnica bancaria, ecc. Sarebbe meglio per tutti. Potrebbero imparare anche un po' di storia del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, prima che loro li portassero al fallimento, potrebbero conoscere qualcosa di Luca Pacioli e confrontare i metodi di Charles Ponzi con quelli di Amedeo Giannini, poi potrebbero imparare qualcosa di Raffaele Mattioli, ripassare un po' di Keynes e riflettere sugli ultimi scritti di John Kenneth Galbraith. Invece non accadrà, purtroppo l'assalto dei banchieri alla scuola continuerà e non è un dramma solo italiano, pare che in Spagna l'Educazione Finanziaria sostituirà la Filosofia e ancor prima era stata la Gran Bretagna a voler concedere le cattedre ai banchieri. Chissà, potrebbe essere anche un modo per ridare un posto di lavoro a quelli che mandarono al tracollo la Lehman Brothers, poverini.

Siamo certi che banchieri ed ex banchieri saranno tutti d'accordo nell'insegnare ai ragazzi e ai bambini delle scuole elementari lo stesso principio di responsabilità: qualora i risparmi affidati ad una banca dovessero sparire nel nulla, non dovranno immaginare di chiedere risarcimenti, di invocare controlli o sanzioni, e nemmeno dovranno lamentarsi, magari invocando qualche fantomatico articolo 47 della Costituzione, no, la colpa è semplicemente dell'ignoranza del risparmiatore che non ha saputo interpretare bene le complicatissime clausole dei contatti che rimandano alle condizioni generali di vendita dei titoli derivati in relazione alla profilazione specifica del cliente.  Euribor, Bail-in, Benchmark, Swap, Spread, Bond, Futures, saranno pane quotidiano di ogni barbiere, salumiere, camionista o muratore.

"Signora maestra, la mia pizza è sparita!"
"Bambini dovete abituarvi ad usare una terminologia appropriata. La tua pizza non è sparita ma sconta la volatilità del mercato cerealicolo dovuta allo scoppio di una bolla speculativa nel breve periodo." 
(tratta dal commento di un lettore)

Per cominciare vi propongo una buona rappresentazione del principio fondamentale per la tutela del risparmio.