Non era la prima volta che entravo nella 2^E per un'ora di supplenza. In altri casi mi ero limitato a fare vigilanza, lasciando ai ragazzi la libertà di chiacchierare o leggere. C'erano alcuni che avevano un libro aperto sul banco, altri che fissavano lo schermo dello smartphone.
La presenza di un professore di discipline giuridiche ed economiche potrebbe essere una rara occasione da sfruttare soprattutto quando si è in una scuola che non offre insegnamenti dell'area giuridica o economica e anche l'educazione civica viene solitamente trascurata. Al professore di diritto gli studenti potrebbero chiedere informazioni su questioni burocratiche, sul funzionamento degli apparati statali o sui casi giudiziari. In un mondo dominato dal dio denaro le loro curiosità potrebbero essere rivolte a questioni di affari, investimenti e speculazioni finanziarie. Accadeva, ora non accade più. Lo stimolo deve partire dal docente e non voglio sottrarmi a questo dovere. Oggi ci ho provato cominciando da quello che avevo sotto gli occhi: gli smartphone.
E' consentito portare gli smartphone a scuola?
Si possono usare in classe durante l'ora di lezione? In altre classi ci sono docenti che li fanno depositare in una scatola fino alla fine della lezione, quindi mi aspettavo che i ragazzi lo sapessero e che mi rispondessero dimostrando di conoscere la regola che ne vieta l'uso, magari poi avrebbero addotto qualche scusante alla loro evidente trasgressione: sto solo guardando l'ora, lo uso come calcolatrice, oppure scusi ma è solo l'ora di supplenza. Invece no, nessuna scusa, mi hanno detto che l'uso dello smartphone è perfettamente lecito, chi mai potrebbe vietarlo?
Mi faccio due conti mentalmente: lo Statuto delle studentesse e degli studenti risale a venti anni fa, loro non erano neanche nati; la circolare del ministro Fioroni è datata 2007, quando loro avevano soltanto cinque anni; il Regolamento di Istituto non è rintracciabile dal sito internet della scuola. Diamo per scontate anche le cose che loro non possono conoscere. C’è qualche vuoto da riempire. Possiamo partire da queste informazioni specifiche sui telefoni cellulari per insegnare anche a distinguere meglio il lecito dall'illecito.
Il divieto si trova qui:
https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/allegati/prot30_07.pdf
L'uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente configurando, pertanto, un'infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti orientati non solo a prevenire e scoraggiare tali comportamenti ma anche, secondo una logica educativa propria dell'istituzione scolastica, a stimolare nello studente la consapevolezza del disvalore dei medesimi.Educazione, rispetto, consapevolezza... sono ancora utilizzabili termini come questi? Comunque la norma parla di "infrazione disciplinare sanzionabile", quindi il professore che si attiene scrupolosamente alle regole potrebbe infliggere una nota a tutti quelli che stanno manipolando i loro dispositivi elettronici.
"Ma era solo un'ora di supplenza. Lascia perdere." Mi direbbero alcuni colleghi. "Le supplenze sono normali ore di lezione." Mi direbbero altri. "Il supplente non è un insegnante di serie B".
Non sono più a quale serie appartengo, ma so che non posso e devo passare alle sanzioni. Non faccio il carabiniere. Non sarebbe giusto infliggere sanzioni sulla base di norme che gli studenti non possono conoscere e allora eccolo qui il pretesto per una lezione:
- Ragazzi, prendete i vostri smartphone, andate sul motore di ricerca e digitate "circolare Fioroni smartphone".
Ed eccoci passati direttamente all' "uso consapevole e in linea con le esigenze didattiche" dei dispositivi elettronici. Li sto autorizzando io ad usarli a scuola per insegnare loro che non si devono usare a scuola. Leggeremo insieme la norma e daremo il via ad una lezione partecipata, attiva, proprio come ci dicono tutti i moderni pedagogisti.
- Ragazzi, prendete i vostri smartphone...
Poi leggeremo anche la scelta proibizionista del governo francese che bandisce i cellulari da tutte le aule scolastiche (https://www.ilpost.it/2017/12/13/divieto-smartphone-scuola-francia/) e faremo i giusti confronti.
- Ragazzi, prendete...
C'è un problema che precede lo smarphone. Sarebbe necessario riuscire a comunicare, a far sentire le mie parole fino all'ultimo banco, invece no, non potrei riuscirci neanche alzando la voce, otterrei solo un breve, brevissimo, momento di attenzione. L'aula è piccola, le voci si sovrappongono in un unico confuso vociare. Tacciono solo i ragazzi dallo sguardo fisso sugli schermi luminescenti. La voce dell'insegnante potrebbe solo aggiungersi alle tante per aumentare il clamore. Decido di limitarmi ad ascoltare. Non sarò io a far leggere la direttiva del Ministero, non sarò io a spiegare ciò che è lecito, non parleremo della Francia e neanche dell'Italia.
Alcuni studenti mi spiegano che il telefono cellulare non può essere mai proibito, è uno strumento necessario perché qualcuno potrebbe sentirsi male. Mi mostrano i tasti da premere per far scattare la chiamata d'emergenza. Mi dicono che in caso di ritardo dell'autobus loro possono chiamare i genitori a casa per avvisarli, quindi nessuno studente potrebbe mai recarsi a scuola senza il suo smartphone.
Probabilmente pensano che fosse mia intenzione negare qualunque utilità del telefono. No, il telefono tascabile è molto utile, ovviamente, ma non è sempre necessario.
Provo con un esempio: anche un libro è utile, il libro di grammatica lo è sicuramente, ma non è sempre necessario. Sarebbe sicuramente sbagliato usarlo durante la lezione di matematica. Se il vostro insegnante di matematica vi dicesse di non usarlo, cosa gli rispondereste, che non può perché talvolta il vostro libro di grammatica ha una sua utilità?
Ogni strumento ha la sua utilità in certe situazioni e può essere fuori luogo in altre. Leggere il libro mentre ci si trova a pranzo con alcuni ospiti sarebbe anche un segno di maleducazione. Non vale lo stesso anche per i telefoni? Qui, a scuola, se qualcuno si sente male, sappiamo come fare per chiedere aiuto e non serve avere tutti un cellulare sempre acceso.
Ora sono tre o quattro a reagire alla mia argomentazione.Capisco che l'interrogazione sta andando piuttosto male. Mi spiegano che chiamare un bidello non è una buona soluzione. Avviserebbe i soccorsi dal telefono fisso della scuola e ciò è improponibile, mi dicono, perché comporterebbe una perdita di tempo: vari minuti.
Mi chiedo se l'argomento della situazione estrema, dove la questione di vita e di morte si gioca sul filo dei secondi, sia un loro genuino timore o soltanto uno sciocco pretesto. Non sarà forse che in caso di malore fulminante potrebbe non esserci neanche il tempo per usare il salvifico cellulare? Quanto ci vuole per prenderlo, digitare correttamente i tasti e poi parlare?
No, no, no, povero ingenuo professore, che esempio assurdo ci sta facendo, non sa nemmeno che il cellulare fa tutto da sè, chiama e segnala la posizione ed ecco, in un battibaleno, arrivare l'ambulanza quando serve l'ambulanza, i pompieri quando servono i pompieri, la polizia quando si tratta di un pericolo criminale e via dicendo. Al telefono non è necessario parlare, sa già tutto e lo fa.
Non riesco a capire se il loro attaccamento allo smartphone è un capriccio da bambini oppure una vera dipendenza fisica. Sanno sicuramente che lo smartphone è utile, benché non sia proprio magico come vorrebbero farmi credere, ma lo sanno che può anche far male? Lo sanno che almeno i bambini non dovrebbero farne un uso costante? Lo sanno che un minorenne non dovrebbe decidere da solo con scarsa conoscenza dei rischi che corre? Chissà. Comunque non sarò io a poter insegnare queste cose, né a far leggere loro alcuni articoletti di giornale.
- Lo smartphone fa male alla salute
- Lo smartphone emana radiazioni
- Mai dormire vicino alla smartphone
- Mai tenerlo in tasca
- Evitare il tablet per i bambini
- Lo smartphone fa male alle mani
Che un medesimo strumento può essere usato bene o male, che lo smartphone in classe può essere una distrazione o una risorsa è ragionamento troppo sottile. Loro quelle infernali macchinette con cui possono violare codici civili e penali, regolamenti e circolari, non le molleranno mai, neanche per avere il breve sollievo di non sentire più i richiami dell'insegnante. Né vogliono sapere altro.
Il cordone ombelicale
Lo smartphone è il loro cordone ombelicale che li tiene legati all'amniotico universo della rete, reciderlo sarebbe un delitto, come quello commesso pochi giorni fa da un commerciante di Lecce.
La lezione è impossibile, ma ci ho provato. Due cose sono riuscito a dirle: di ogni strumento possiamo fare buon uso o cattivo uso; tutto può essere utile ma anche l'utilità del cellulare svanisce nei casi più estremi, quando qualcuno viene colpito da sincope improvvisa che gli stronca la possibilità di usarlo. Illusione. Un alunno me la toglie subito dicendomi che è totalmente illogico quello che ho detto: - Professore, ma di che parla? che strani esempi sta facendo per tentare di dirci che lo smartphone non serve a niente!
Chissà se in questa classe anche la lezione di matematica si svolge allo stesso modo. Che logica potrebbe esserci nella spiegazione del teorema di Pitagora rivolta a ragazzi come questi? Professore, ma di che parla? cateto, ipotenusa, quadrato sul triangolo... ma non si rende conto che sta parlando di cose astruse e inesistenti? dove le ha prese queste strane parole? è tutto illogico quello che dice!
Okay, alla prossima, ragazzi.