19.4.18

Inglesismi a gogò

Parole inglesi nella lingua italiana. E' giusto?




L'Accademia della Crusca ci fornisce alcuni suggerimenti per non smarrire l'italiano. In alcuni casi l'abuso dell'inglese produce mostruose deformazioni dell'italiano, come il caso dello "scannerizzare", una italianizzazione derivata dall'utilizzo dello scanner, l'apparecchio utilizzato per effettuare la scansione di immagini. Sarebbe più semplice usare l'italiano anche per la macchina e chiamarla "scansionatore", ma ormai tutto quello che circonda il computer si sta inglesizzando: lo schermo diventa monitor, la memoria diventa hard-disk, la chiavetta pen-drive e c'è anche un oggetto che non ha mai avuto un nome italiano, il mouse. Tradurre mouse con "topo" sarebbe stato ridicolo, forse perfino fastidioso. In altri tempi sarebbe stato l'italiano o il francese a creare i nomi per gli oggetti nuovi, come accadde per l'automobile e l'aeroplano. Forse non fu Gabriele d'Annunzio ad inventare quei nomi, ma c'erano disquisizioni che orientavano le scelte. Il senatore Agnelli chiedeva l'opinione del letterato. Oggi vengono ignorate perfino le sagge e prudenti indicazioni dell'Accademia della Crusca.

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P.S. - A proposito degli inglesismi dilaganti voglio aggiungere alle mie considerazioni un commento di Fausto Di Biase che prendo dal sito di Roars. Riguarda i "falsi amici".

”In italiano e in altre lingue romanze i falsi amici più ingannevoli sono quelle parole della lingua inglese di derivazione latina che hanno evoluto il proprio significato in maniera indipendente. Ne sono esempio parole come actually (in realtà), eventually (alla fine), accommodate (dare vitto e alloggio a), accident (incidente), incident (evento), library (biblioteca), magazine (rivista), palette (tavolozza), stamp (francobollo), sympathy (compassione), terrific (magnifico, fantastico), ultimate (massimo, il più importante), scholar (erudito), fall (cadere).”

La convinzione che la lingua italiana non sia più in grado di parlare delle cose del mondo fa brutti scherzi. A volte l’effetto è tragicomico.

Mi dice: Sai, questa sarebbe una buona location per farlo. Gli rispondo: ”Perché dici location? potresti dire posto, posizione, panorama, sfondo, località,… eccetera, a seconda del particolare significato che vuoi dare”. Risponde: Sai, in inglese quella parola ha un significato tutto suo che non si può rendere. Gli chiedo: ”Ma tu parli inglese?”. Risponde: No.
 
Ho perso il conto delle volte che ho partecipato a conversazioni come questa.