30.4.18

Terrore semantico e forzature ideologiche

Il Sillabo dell'impreditorialità è un documento tanto sconcertante quanto misterioso.

Ne abbiamo già parlato per riferire i richiami della Crusca, ma il documento è sconcertante non solo per il linguaggio utilizzato, ma anche per il tipo di programma didattico che propone ed è misterioso perché non se ne conosce l'autore o gli autori. I ricercatori di Roars hanno individuato alcuni soggetti tra quelli indicati come "rappresentanze": oltre alla onnipresente Confindustria, sempre più impegnata all'attuazione del piano Ert, ci sarebbe anche ScuolaZoo e credo che non ci sia altro da aggiungere.



Per comprendere la portata del documento si raccomanda la lettura dei tre articoli di Rossella Latempa pubblicati su Roars:

Un giudizio ancor più chiaro e sintetico è reperibile su Alfabeta 2 firmato da Giorgio Mascitelli che riconduce la scelta linguistica a quello che Italo Calvino definì "terrore semantico", ma giustamente Mascitelli ci fa osservare che non si tratta di una terminologia infarcita di inutili inglesismi ad emulazione del vecchio latinorum da Azzeccagarbugli, bensì di una vera e propria necessità, perché "in qualsiasi altra forma linguistica rivelerebbe subito gli aspetti ideologici, totalitari e assurdi di questa idea". Se le proposte fossero state espresse in un comprensibile italiano il testo del Miur "avrebbe finito con l’istillare il dubbio nel lettore che quella che si va imponendo è una scuola unidimensionale, fortemente ideologizzata e poco incline allo sviluppo delle capacità critiche dello studente", invece "il ricorso all’antilingua garantisce una verniciatura di moderna oggettività tecnocratica a una serie di idee e concetti, le cui matrici storicamente date sono reazionarie".

Vi rimando al prezioso scritto di Mascitelli (Ideologia sillabica) che ci insegna anche a cogliere il senso della 'gaffe storica' del titolo di "Sillabo".