Siamo nella "società dello spettacolo" preconizzata da Guy Debord. Accade anche che i ragazzini cresciuti senza morale si mettano a filmare l'umiliazione di un compagno aggredito per bullismo, il dolore della compagna stuprata nel bagno, la morte violenta del passante investito dal bus. Nessuno riesce a porre un argine a tali degradazioni, eppure si sta tentando di vietare la normalità: alcuni dirigenti scolastici hanno vietato le tradizionali fotografie di classe, quelle che i nostri nonni e bisnonni conservavano come caro ricordo dei loro anni di scuola.
In passato il Garante della privacy si era espresso ricordando alle scuole che
l’uso di videocamere o macchine fotografiche per documentare eventi scolastici e conservare ricordi dei propri figli non ha ovviamente niente a che fare con le norme sulla privacy.Ora le cose si sono complicate perché negli ultimi anni è caduta la barriera che separava gli apparecchi fotografici dagli strumenti di comunicazione e dai mezzi di diffusione: lo smartphone fa tutto nello stesso tempo, le immagini sono diffuse nello stesso momento in cui vengono scattate e talvolta senza che l'autore ne sia ben consapevole.
Si tratta, infatti, di immagini non destinate a diffusione, ma raccolte per fini personali e destinate ad un ambito familiare o amicale: il loro uso è quindi del tutto legittimo.
Ora in TV deridono il caso di una scuola in cui una Dirigente del Mugello ha vietato di fare riprese durante la recita di fine anno scolastico. Paradossale, ma i dubbi restano.
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Per chi volesse saperne di più consiglio la lettura di un articolo di Anna Armone, giustista specializzata in diritto scolastico, che espone una interpretazione molto rigorosa e restrittiva.
La visione della Armone è contrastata da chi preferisce soluzioni più pragmatiche (ad esempio quella suggerita da Gianfranco Scialpi).
Recentemente anche il Garante della Privacy si sta orientando in modo più liberale.