3.5.18

La guerra dei proff

Ormai si va a scuola con l'elmetto e la baionetta. E' una guerra. Il bollettino dei feriti è già lungo, le infermerie sono piene. Il ministero ha cominciato ad assegnare le medaglie ai più valorosi reduci di combattimento scolastico:

Aprile 2016  a Catania: violento pestaggio ai danni di un docente di matematica dell'Ist. Carducci.
Novembre 2016 a Palermo: docente di matematica preso a calci e pugni;
Novembre 2016 a Siracusa: insegnante di musica colpito in aula da un genitore;
Febbraio 2017 a Bari: blitz e violenze contro il vice-preside all'istituto Panetti;
Marzo 2017 a Roma: docente universitario picchiato da un gruppo di studenti che aveva bocciato;
Settembre 2017 a Bari: docente di sostegno aggredito e minacciato di morte;
Ottobre 2017 a Cagliari: insegnante picchiata dopo un rimprovero allo studente;
Ottobre 2017 a Putignano (Bari) : maestra aggredita da un alunno;
Ottobre 2017 a Bari: una mamma va a scuola a picchiare la maestra;
Novembre 2017 a Poggiomarino (Na): professore preso a pugni;
Gennaio 2018 a Avola (Siracusa): professore di educazione fisica aggredito da due genitori;
Gennaio 2018, sempre ad Avola: Preside aggredito da un padre dopo che il figlio aveva fatto danni;
Febbraio 2018 a Santa Maria a Vico (Caserta): docente ferita al volto da uno studente armato;
Febbraio 2018 a Monserrato (Cagliari): pugni all'insegnante;
Febbraio 2018 ad Aversa: maestra aggredita a scuola, le sbattono la testa contro il muro;
Febbraio 2018 a Pisa - bidella aggredita da un genitore;
Casteller di Paese (Treviso): insegnante aggredito e sottoposto a procedimento disciplinare;
Febbraio 2018 a Piacenza: insegnante colpita da un alunno di prima media;
Febbraio 2018 a Foggia: genitore picchia un insegnante;
Febbraio 2018 a Valle del Savio (Cesena): scaglia un pugno in faccia al professore;
Marzo 2018 a Palermo:  maestra colpita al volto con un pugno dal padre-bidello;
Aprile 2018 a Torino - violenta aggressione di gruppo contro un insegnante;
Aprile 2018 a Palermo: aggressione fuori scuola con lesioni gravissime all'insegnante;
Aprile 2018 a Lucca:  professore bullizzato in classe da un alunno;
Aprile 2018 a Velletri: docente minacciata da un aunno: "ti faccio squagliare nell'acido";


No, purtroppo c'è poco da ridere. Non siamo ancora ai livelli americani dove ci sono state vere armi da guerra e vere stragi, ma qualcosa sta succedendo.  Uno dei docenti aggrediti ha dichiarato:
“non riusciamo più a governare ragazzi che, appena richiamati, rispondono con un “vaffa”, si alzano ed escono senza chiedere permesso, strafottenti davanti alle note sul registro…” 
Nei casi in cui la violenza proviene dai genitori c'è sempre un movente protettivo (talvolta anche un po' vendicativo) che può nascere anche da piccole bugie dei loro riveriti figli o da racconti un po' distorti.

Nel caso opposto, quando sono gli scolari ad aggredire l'insegnante, si va dallo scatto d'ira alla derisione gratuita. Nell'ultimo caso, quello di Lucca, c'è un filmato in cui si vede un alunno che rimprovera pesantemente il proprio insegnante, il quale sembra quasi non reagire. Giustamente i giornalisti hanno titolato: prof bullizzato.

Il bullismo si rivolge sempre contro i soggetti deboli, oggi sono gli insegnanti i soggetti più deboli, economicamente sviliti, considerati inutili, additati come fannulloni (i fantomatici 4 mesi di vacanza e le fantomatiche 18 ore di lavoro), gravati di enormi responsabilità ed impegnati in una lotta quotidiana contro i potenti eserciti della diseducazione (televisione, calcio, videogiochi, gossip, consumismo distruttivo).

Monelli di ogni tempo

Il fenomeno dei soprusi dentro le scuole non è nuovo, esiste e cresce da almeno un decennio. Qualcuno riesce anche a lucrarci, come gli autori di un videogioco segnalato alla Polizia Postale nel settembre 2015 e pubblicizzato con questo motto: “Scarica le tue frustrazioni con questo gioco violento, nel quale puoi scoprire tutte le maniere per uccidere un professore”.  Giocando gli utenti possono colpire violentemente un professore con strumenti di offesa facilmente reperibili in qualsiasi classe, come una sedia, uno zaino, una forbice, una pinzatrice, un vaso portafiori ed altro. Poi c'è la realtà. Su YouTube si trovano molti episodi di bullismo scolastico che colpisce i docenti:

2008 - alunni che si riprendono mentre rompono la cattedra;
2010 - episodio simile di vandalismo;
2010 - scena in classe;
2011 - altra scena di bulli;
2011 - metti la nota!!!
2013 - richiami alla prof da parte di un alunno maleducato;
2016 - alunna inveisce contro l'insegnante;
2016 - prof bullizzato;
infine il recente episodio di Lucca (aprile 2018).

Affrontare i bulli fa parte del mestiere di insegnare. Ce lo raccontava già De Amicis nel libro Cuore, quando i bulli si chiamavano monelli, e Vamba diede voce al monello per eccellenza, il simpaticissimo Gian Burrasca, ma anche Giovanni Mosca li descrive magistralmente nei Ricordi di scuola del 1940. Chi non ha mai letto la cronaca del primo giorno di scuola nella famigerata classe 5 C (una scuola elementare degli anni '30) vada immediatamente a questo link.

Alcuni giornali confondono le bravate col bullismo e tendono a confondere gli atti inconsulti, talvolta inevitabili, con un tendenza ad emulare la criminalità anche dentro la scuola. Sono livelli che non si devono equiparare altrimenti tutto si sgonfierà in un nulla di fatto, mentre la scuola continuerà a peggiorare.

L'emergenza attuale

Oggi è ormai evidente una situazione di emergenza ed è necessario interrogarsi sulle cause. L'intensificarsi di aggressioni fisiche che vedono protagonisti i genitori non può essere ricondotta alle "bravate" adolescenziali e neanche al "bullismo".

Molti denunciano una perdita di autorità e/o di autorevolezza. Probabilmente il fenomeno è conseguente alla perdita del ruolo sociale dell'insegnante. Mestiere residuale, visto spesso come part-time prevalentemente femminile, malpagato e vilipeso. Accade perfino che il docente aggredito si trovi anche ad essere sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell'istituzione scolastica. Mentre la ministra Fedeli ha proposto per un'alta onoreficienza la professoressa ferita al volto che non ha voluto denunciare l'alunno, anzi s'è voluta assumere la responsabilità di non aver saputo trasmettere i giusti valori al ragazzo che l'ha colpita. Tutta la nostra ammirazione per un'insegnante che ha questa capacità, ma il suo non diventi un modello ufficiale, altrimenti l'insegnamento si trasformerebbe in una sorta di vocazione al martirio.

Le cause

Nella ricerca delle cause dell'attuale emergenza, oltre alla forza che modelli fortemente diseducativi diffusi dalla televisione, serebbe oppurtuno farsi qualche domanda anche sull'importazione del modello aziendale nella scuola. Se il docente diventa "operatore scolastico", addetto alla somministrazione di servizi standardizzati rispetto ai quali le famiglie sono clienti da servire e riverire, allora l'autorevolezza svanisce da sola e per sempre.
A scuola è da qualche decennio che assistiamo alla svalutazione dello studio come impegno e come autentico “lavoro” intellettuale: coniugare nei fatti due semplici verbi come “insegnare” e “imparare” è sempre meno facile, anzi è decisamente fuori moda. Si è realizzata, in modo perfettamente simmetrico, una doppia operazione: da una parte uno svuotamento dei contenuti - mascherato da esigenze di una, del tutto supposta, modernità che privilegia le “competenze”, proprio nel momento in cui se ne registra invece quasi ovunque l’eclissi! -  e dell’importanza, valoriale e culturale, del “mestiere” (sembra persino troppo aulico oggi parlare di “professione”) dell’insegnante; dall’altra un accumulo, un sovraccarico di incombenze, più o meno pesantemente burocratiche.
Risultato sotto gli occhi di tutti: il preside, pardon il dirigente scolastico, ha molti tratti in comune col capufficio;
il docente è una sorta di impiegato, più o meno di concetto, ma destinato fatalmente a diventare impiegato d’ordine, sempre più esecutore e sempre meno protagonista dell’azione educativa; la famiglia sorveglia, polemizza, critica più o meno aspramente, esattamente come si fa con l’addetto ad uno sportello o con chi deve erogare uno dei tanti pubblici servizi. E lo studente, o è una pratica da sbrigare o un indifeso alla mercé di quei prevaricatori degli insegnanti, che deve quindi essere sempre capito e giustificato, anche se gira con un coltello a serramanico.
Aver svilito la scuola, screditandone l’importanza, depotenziandone la missione educativa, immaginandone e volendone a tutti i costi la trasformazione in qualcosa di diverso (azienda? impresa? fabbrica? luogo di socializzazione? centro sociale?) è una grave responsabilità che ricade su tutti coloro che l’hanno, si fa per dire, “governata” negli ultimi vent’anni.
Aver vilipeso (e continuare a farlo) i docenti - basta considerare come di solito i media parlano della scuola, facendone emergere sempre e solo le “criticità” e mai o quasi gli aspetti positivi -  ha costituito e costituisce la premessa per legittimare la contestazione e il dileggio: triste vivere in un Paese che ha una così bassa considerazione di coloro ai quali affida (oggi per molto più tempo di prima) i propri figli.

                                                                                                          Stefano Casarino
[per illustrare questo post ho usato un disegno di Bonvi, un furto, ma anche un omaggio al grande fumettista]