6.7.18

La diseducazione finanziaria


Il giornalista Gianluigi Paragone riesce a descrivere con semplicità e chiarezza la causa del nostro declino economico. Altro che spread! Una causa che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, ma non la vogliamo vedere, perché la facilità ci piace, la possibilità di comprare in comode rate mensili anche, perché rinunciarci?


In poche parole l'intervento di Paragone coglie il nesso tra le rate del credito al consumo e l'economia dei lavoretti (Gig Economy) presentata come modernità, flessibilità, mobilità fino ad arrivare al grande imbroglio del "sii imprenditore di te stesso".

Voglio postarlo qui (lo trovate anche nel sito di Radio Radicale) perché la scuola non è estranea a questa brutta faccenda. L'insegnamento dell'economia si è via via ridotto, anche negli istituti tecnici commerciali dove un tempo si studiava "ragioneria", "tecnica bancaria" e "scienza delle finanze". Oggi si parla vergognosamente di "Educazione finanziaria" come se si potesse parlare di giochi finanziari senza una visione dell'economia familiare e nazionale.

L'educazione finanziaria viene proposta alle scuole dell'autonomia dal mondo bancario con progetti didattici e iniziative di formazione per docenti. A fare da esperti formatori i funzionari e dirigenti di banca, cioè quella categoria professionale che dopo i tracolli del 2008 avrebbe dovuto tornare dietro i banchi di scuola col capo coperto di cenere.

L'intento di chi oggi promuove l'educazione finanziaria è proprio quello segnalato da paragone: convincere i ragazzi, fin da piccoli, ad accettare l'idea che la responsabilità di tutelare il risparmio sta tutta sulle spalle del risparmiatore.  Si finge che l'art. 47 della Costituzione non esiste più. Si rimuovono dalla memoria collettiva tutte le responsabilità di coloro che in pochi decenni hanno annientato istituzioni bancarie solidissime, pilastri del nostro sistema economico, come il Banco Ambrosiano, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, la Banca Commerciale, l'antichissimo Monte dei Paschi di Siena, le numerose Banche Popolari e Casse di Risparmio fino ai più recenti scandali di Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Banca Etruria, quella che ha portato al suicidio di Luigino D'Angelo.