"Mi chiamo Zamble Guy Roland. Ho 18 anni, provengo della costa d’Avorio ed attualmente risiedo a Realmonte. Mi trovo in Italia da 2 anni, da quando vivo qui il mio più grande sogno è sempre stato di studiare. (...) Qualche settimana fa mi sono presentato al Liceo Scientifico Leonardo dove si studiano le lingue, cioè linguistico, con il mio professore di italiano della mia comunità Acuarinto. Apparentemente sono riuscito a fare l’iscrizione: “tutto a posto, sei iscritto, chiamateci per sapere in quale corso frequenterà”.La decisione presa dalla dirigente del liceo non è solo uno schiaffo al giovane immigrato, è un rifiuto che avvilisce anche i docenti e i bidelli che s'erano mostrati accoglienti, offre agli studenti un pessimo esempio di pura stupidità, quella autentica perfettamente definita da Carlo M. Cipolla: come far danno agli altri producendo anche un danno a se stessi.
Immediatamente ero felice, finalmente il mio sogno stava per iniziare e per la felicità sono andato a comprare dei vestiti e le scarpe nuove con i pochi soldi che avevo a disposizione. Per essere ben presentabile al liceo. Lunedì 10 settembre sono andato al Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento: il mio primo giorno di scuola vera! Entro e mi rivolgo al bidello che mi indica la mia classe “ vai lì, in 1°AL, a destra, sei iscritto lì” mi ha detto. Entro in classe e saluto tutti i compagni. E poco dopo iniziamo presentarci, mi chiedono il nome, da dove vengo, sono tutti molto cordiali con me, sono davvero contento. La professoressa di tedesco ci spiega come farà le lezioni, poi quella di italiano, che spiega che il liceo è molto diverso dalle scuole medie inferiori. Ma ecco che arriva la sorpresa: il mio nome non compare nell’elenco. (...) Così insieme al mio professore del centro mi reco subito in presidenza e mi viene spiegato che essendo io maggiorenne, non potevo frequentare la scuola statale normalmente come gli italiani. Ma perché non l’hanno detto prima? Perché mi hanno iscritto? Perché non hanno chiamato il mio professore e gli hanno detto “mi scusi ci siamo sbagliati”?, lui aveva lasciato il suo numero di telefono. Mi hanno illuso, hanno fatto partire il mio sogno e poi lo hanno affondato.
Io mi sono informato e ho saputo che la Prefettura sostiene che il diritto allo studio deve essere garantito agli immigrati come me, anche se ho 18 anni. Gli immigrati possono frequentare la scuola statale italiana, ma non per la preside del Liceo Leonardo di Agrigento. È la prima volta che mi succede questo. Sono stato rifiutato a liceo scientifico Leonardo di Agrigento. Lo studio è tutto per me.”
Il tentativo di mantenere il giovane Zamble in una forzata ignoranza contraddice la missione naturale della scuola e produce un danno a tutta la società. Zamble dovrebbe essere mostrato a modello per gli altri immigrati che non hanno la sua stessa voglia di studiare e di integrarsi. Lo Stato dovrebbe obbligare (o almeno incentivare) tutti gli immigrati ad apprendere la lingua e a impegnarsi nello studio per essere adeguatamente inseriti. Non farlo significa condannarli all'emarginazione, esporli alle proposte che riceveranno dalle organizzazioni criminali, farli diventare ladri, spacciatori, sicari o soggetti asociali.
La voglia di escludere, di punire e di licenziare io non l'ho mai avuta, credo che faccia parte dell'armamentario ideologico di matrice fascista che purtroppo sta tornando in auge, ma a coloro che non possono fare a meno di invocare i licenziamenti direi di rivolgersi alla preside del Liceo Scientifico di Agrigento, sicuramente molto più dannosa della maestra che gridava ai poliziotti. Io non le auguro di perdere il lavoro, ma vorrei che imparasse a farlo meglio, vorrei che qualcuno le facesse ripassare un po' di storia, per farle capire che il codicillo con cui sta rifiutando l'iscrizione di un maggiorenne deve essere disapplicato in un caso come questo, e se poi dovesse arrivare qualche gerarca istruito dal "ministro della paura", allora la scuola deve farsi carico della propria responsabilità e deve far accogliere quel ragazzo anche a costo di eventuali denunce fino a portare le norme discriminatorie davanti al giudizio della Corte Costituzionale.
Lo studio della storia ci insegna a riconoscere i momenti bui in cui l'obbedienza alle norme diventa criminosa, in tal caso occorre imitare gli esempi delle persone giuste e coraggiose.
In questa fotografia scattata nel 1942 nel piccolo borgo abruzzese di Castilenti si vedono le alunne di suor Cipriani tra le quali, segnata dal cerchio rosso, la piccola Geri Goetz, figlia di ebrei costretti alla clandestinità. Le leggi razziali escludevano dalle scuole i bambini di religione ebraica, ma Geri non fu esclusa e oggi possiamo guardare con orgoglio questa fotografia sapendo che quella bambina austriaca, che poi è cresciuta ed emigrata negli USA, ha mantenuto il ricordo e la gratitudine per tutta la comunità abruzzese che seppe accoglierla e salvarla dalla barbarie nazi-fascista.
Spero che le autorità della Repubblica Italiana sappiano far prevalere i principi democratici della nostra Costituzione sui codicilli scovati dalla Preside, altrimenti sarà necessario che anche ad Agrigento qualcuno prenda ad esempio la suora di Castilenti che fingeva di non sapere chi fosse e a quale gruppo religioso appartenesse la piccola Geri.
