Secondo Morando il problema non è l’aver messo in campo la riforma, ma il non essere stati abbastanza radicali:
«Autonomia degli istituti scolastici, valutazione di tutto e di tutti, alternanza scuola-lavoro – i capisaldi della Buona scuola – non si sono accompagnati alla piena ed effettiva responsabilizzazione dei dirigenti, all’introduzione di una vera e propria carriera degli insegnanti, alla forte differenziazione dei loro salari in rapporto ai risultati raggiunti, alla esplicita introduzione di dispari opportunità positive a favore degli Istituti e degli alunni delle realtà sociali più difficili».I tre capisaldi richiamati da Morando sono anche i capisaldi teorici della destra:
- l'autonomia degli istituti scolastici ha imposto una omologazione dei metodi di insegnamento e una aziendalizzazione dell'organizzazione scolastica che va a ledere la libertà di insegnamento, ingabbia le relazioni e soffoca la cretività personale di docenti e studenti;
- la valutazione di tutto e di tutti è la base della "società del controllo", è contraria ai principi delle moderne pedagogie, distrugge lospirito collaborativo che dovrebbe regnare nelle scuole;
- le esperienze lavorative possono essere importanti e positive per gli adolescenti, ma la centralità data dalla riforma all'alternanza scuola-lavoro, imposta come obbligo contraddice la missione della scuola come luogo di formazione della personalità e del pensiero critico;
L'ossessione della valutazione, della premialità, della carriera conduce verso una società gerarchizzata (si veda cosa dice Nicholas Negroponte e quali sono i risultati degli studi sulla premialità);
La scuola come luogo di addestramento al lavoro è la negazione degli ideali illuministi (formazione del cittadino consapevole) come li abbiamo appresi da Mazzini, Gramsci, Calamandrei e don Milani;
La "buona scuola" è di destra già dal nome coniato come uno slogan pubblicitario. Approvando quella legge il PD ha rinnegato le proprie radici e ha voltato le spalle ai propri elettori, ma Morando non si accontenta, vuole di più, vuole che le logiche reazionarie siano perseguite in modo più radicale:
- responsabilizzare i dirigenti visti come "caporali" che devono costringere docenti e studenti a marce forzate sotto minaccia di ritorsioni disciplinari;
- carriera dei docenti significa inventarsi una gerarchia che non può esistere dove c'è un professionista che assume in pieno la funzione (curare, giudicare, progettare, insegnare... come ho già spiegato qui);
- la forte differenziazione dei salari è un tipico obiettivo della destra (anche il termine "salario" è sintomatico di una visione fortemente padronale) che vorrebbe cancellare il principio costituzionale della parità di retribuzione a parità di lavoro, ma evidenzia anche un fastidio profondo per il generale principio di uguaglianza che ispira le democrazie occidentali e che resterà sempre il faro delle politiche di sinistra;