15.10.18

Iperconnessi

Il programma PresaDiretta di Rai3 ha svolto un'inchiesta sugli effetti psicologici e sociali dell'uso (e dell'abuso) dei social-media.
Le conseguenze della connessione permanente assicurata dagli smartphone possono essere anche fatali,com'è accaduto nelcaso di incidenti causati dall'uso di cuffiette e dal camminare con lo sguardo incollato allo schermo: sono già molti i ragazzi investiti da treni, bus o tram. Ma non c'è solo un rischio per l'incolumità fisica. Le interviste agli studiosi aprono scenari inquietanti sulla capacità degli smartphone di modificare il funzionamento del cervello.

La capacità degli smartphone di attirare l'attenzione sta modificando le relazioni sociali, ma anche la postura, anche la capacità di leggere e di scrivere.




L'ex sviluppatore di Google, James Williams, denuncia l'immenso potere delle tecniche "acchiappaclic". Ramsay Brown, specializzato in neurologia informatica, spiega come sia possibile ricablare il cervello mediante gli algoritmi che sfruttano i meccanismi psicologici della dipendenza.
Facebook ha sperimentato tecniche di manipolazione delle emozioni utilizzando come cavie i propri ignari utenti.

Il guru dell'informatica Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale, dichiara di non aver mai avuto un account Facebook o Twitter e di non utilizzare Google, una scelta che non può essere in alcun modo letta come sintomo di "arretratezza".

La psicologa Jean Marie Twenge della San Diego State University ha coniato il termine iGen per la generazione che sta trascorrendo tutta l'adolescenza nell'era dello smartphone, la generazione dei bambini iperconnessi. Le sue ricerche hanno accertato che questi giovani stanno crescendo meno ribelli, meno felici e completamente impreparati per l'età adulta.

Gary Small nel suo libro IBrain ritiene che l'abitudine a saltare continuamente tra molte informazioni diverse modifica il cervello rendendoci sempre più iperattivi e sempre più superficiali.

La scrittrice Maggie Jackson, nel suo libro "Distracted" aveva intuito che l'istantaneità dell'informazione può ridurre la nostra volontà di pensare in modi complessi. E questo è molto dannoso per la nostra capacità di immaginare.

Nicholas G. Carr ha scritto un saggio intitolato Google ci rende stupidi?
 
Francis Eustache, neuro-scienziato specializzato nelle funzioni della memoria, avverte che l'utilizzo di dispositivi dotati di memoria o di connessioni che possono costantemente fornirci le informazioni di cui abbiamo bisogno potrebbe arrecare danni alla memoria personale con effetti negativi sulla elaborazione dell'identità. Il neuro-scienziato Michael Merzenich ritiene che l'umanità potrebbe aver già oltrepassato il punto di non ritorno riguardo alle facoltà cognitive, alla capacità di distinguere il vero dal falso e alla capacità di affrontare problemi complessi e questo potrebbe avere in futuro effetti devastanti.

Il programma è riproposto qui diviso in tre parti:

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