22.1.20
Retribuire o premiare: facciamo un po' di chiarezza
Una recente affermazione della senatrice Granato ha suscitato l’immediata reazione di alcuni esponenti del maggior sindacato dei Dirigenti Scolastici. Il tono quasi indispettito delle reazioni fa sospettare che la senatrice avesse detto qualcosa di inusitato. La senatrice aveva affermato che il lavoro non si premia ma si retribuisce. Sembra una osservazione quasi ovvia, ma allora perché un’ovvietà non trova consenso? La senatrice ha toccato qualche nervo scoperto o ci sono obiezioni ben fondate di cui non siamo informati?
In un articolo di TdS vengono citati ampi passaggi di una lettera aperta con cui un DS, nel chiaro intento di confutare il principio richiamato dalla senatrice Granato, si spinge a fare un raffronto con lo “stipendio” dei parlamentari e si chiede se nella sua quantificazione non si possa riconoscere anche una finalità premiale. Tale raffronto rischia di produrre gravi confusioni. Sarà pur vero che la parola “stipendio” viene comunemente utilizzata nell’ampia accezione di paga o di compenso, ed è anche vero che la storica trascuratezza nei confronti della educazione civica e costituzionale non induce ad utilizzare un linguaggio preciso nel questioni di carattere giuridico ed economico, tuttavia da un D.S. ci si aspetterebbe una maggiore attenzione alle parole. Le parole sono importanti. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.
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