“Folle lasciare la didattica a distanza in mano alle multinazionali”
Giustamente Maurizio Landini avverte che: “sarebbe una follia se pensassimo che il sistema di insegnamento a distanza fosse dato in mano alle multinazionali (...) un tema di questa natura pone la necessità di una progettazione che abbia un controllo pubblico”. Per Landini è importante “mettere al centro i bisogni delle persone perché la tecnologia non è neutra, quindi la progettazione di ciò che la fa funzionare deve rispondere ai bisogni sociali delle persone”.
Non sarà facile riprendere il controllo perché, come ci fa osservare lo stesso Landini “il nuovo oro sono i dati”. Il problema non riguarda solo la scuola, riguarda tutte le attività che stanno passando al c.d. "smartworking", ma nella scuola è più evidente e acuto.
Si tratta di un tema centrale che sarà determinante per il modo con cui vivremo nel prossimo futuro.
Per Landini ci sono due possibilità: o si sceglie “un modello partecipativo in cui le persone decidono a cosa devono servire i dati oppure aumentano i livelli di autoritarismo e la riduzione degli spazi democratici”.
Curiosamente la gran parte dei docenti sembra non cogliere l'importanza del problema. Molte scuole si sono buttate nelle sperimentazioni della DaD senza alcuna riflessione critica e spesso senza alcuna consapevolezza di come viene gestito il gigantesco flusso di dati. Gli insegnanti dovrebbero essere la categoria culturalmente più attrezzata per contrastare questa nuova e insidiosa forma di colonizzazione invece purtroppo si stanno mostrando quasi sprovveduti.
Peraltro — ammesso e non concesso che la “DaD” sia cosa buona e giusta, dovere dei docenti e fonte di salvezza — perché non si investe nella creazione di una piattaforma nazionale di proprietà dello Stato, anziché servire su un piatto d’argento la Scuola (e i dati di docenti, studenti e genitori) a Google e ad altre miliardarie multinazionali?
Perché la gestione della casella di posta elettronica istituzionale dei docenti “@istruzione.it” (e quindi dei dati sensibili dei docenti stessi) è stata anch’essa appaltata ad Aruba, azienda privata?
E perché giornalisti “importanti” — ancorché profumatamente pagati per informare, porre domande e tenere sotto controllo chi amministra — certe domande (di buon senso comune) non le immaginano proprio?
La questione posta da Landini e da Belardinelli è di grandissima importanza. Qui la consideriamo in relazione all'insegnamento ma in realtà riguarda tutti gli ambiti lavorativi, pubblici e privati. Se non verrà affrontata e risolta tempestivamente la centralizzazione del controllo dei Big Data ci farà precipitare in un nuovo feudalesimo nel quale forse non saremo i "servi della gleba" ma saremo i servi della tastiera e del touch-screen.
In un altro articolo lo stesso Alvaro Belardinelli ci segnala che, paradossalmente, la piattaforma nazionale per la DaD esiste già, è stata realizzata per iniziativa del MIUR e lo stesso MIUR non la propone alle scuole. Si chiama GARR, è gestita da un consorzio senza fini di lucro. Il “Consortium GARR”
è associato ad altri enti pubblici, quali CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), e tutte le università italiane rappresentate dalla Fondazione CRUI (Conferenza Nazionale dei Rettori delle Università Italiane)». Dispone di 15.000 km di fibra ottica; collega quattro milioni di utenti in 1.200 sedi (soprattutto istituzioni pubbliche come biblioteche, musei, le quasi 200 scuole di cui sopra, oltre a enti di ricerca, università, ospedali di ricerca, istituti culturali). È connessa alle maggiori reti mondiali di istruzione e ricerca.
Sappiatelo!
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AGGIORNAMENTO del 3 novembre:
A proposito della piattaforma unica nazionale devo purtroppo dare conto delle dichiarazioni a dir poco sconcertanti e sconfortanti di Antonello Giannelli, segretario del principale sindacato di categoria dei Dirigenti Scolastici (ANP):
“Tutto il pianeta digitale è sovranazionale,” esordisce Giannelli. “Tutti usiamo piattaforme di grandi azienze, non c’è una concreta possibilità di adozione di una piattaforma nazionale. Che ogni nazione si faccia la propria piattaforma non è realistico e non ha alcuna possibilità di realizzarsi.”Questa dichiarazione sembra confermare le peggiori congetture che vengono formulate dai cosiddetti "complottisti". L'ANP schierata a favore delle multinazionali purtroppo l'avevamo già vista in altre occasioni (alleanza con ENI e con la Fondazione Agnelli), ma non avevamo ancora visto la contrarietà così chiaramente espressa nei confronti dell'interesse pubblico nazionale.
Che sia difficile per qualunque persona recuperare il controllo dei propri dati personali e che sia ugualmente difficile per gli enti e per le aziende recuperare il governo delle proprie attività utilizzando liberamente le nuove tecnologie informatiche e sottraendosi al dominio dei monopolisti mondiali del web è cosa nota. Insigni studiosi stanno dedicando da anni ricerche e proposte che dovrebbero trovare il sostegno di tutto il mondo della cultura e di chiunque creda nei valori democratici. Assurdo e paradossale che una categoria di dirigenti pubblici, pagati dalla Repubblica Italiana, possa schierarsi contro l'interesse personale e collettivo degli italiani. Inoltre lo si fa senza alcuna considerazione del quadro normativo nazionale ed europeo che è fortunatamente ancora orientato alla protezione dei dati, sia quelli personali, sia quelli attinenti ai servizi pubblici e ai segreti aziendali. Posizioni di questo tipo fanno davvero pensare che in alcuni ambienti ormai non si persegue più l'interesse pubblico o l'interesse nazionale, cioè non si sta più lavorando a favore di chi assume paga lo stipendio. Voglio sperare in una sollevazione da parte dei Dirigenti Scolastici perché altrimenti saremo obbligati a sospettare dell'intera categoria e a dover dare ragione alle teorie complottiste del NWO.