L'istruzione a distanza offre anche alcuni vantaggi, almeno per chi è ben dotato di mezzi tecnologici e sa come usarli, però manca una parte importante, quella più educativa: manca la socialità, manca la comunicazione non verbale, manca l'esserci tra gli altri che crea la vera personalità.
Ma si potrà tornare a scuola dal prossimo 7 gennaio oppure sarà un azzardo?
Uno studio pubblicato da Eurosurveillance (rivista europea specializzata in epidemiologia e controllo delle malattie infettive) mostra che la trasmissione del virus a scuola è molto più frequente nelle scuole secondarie, rispetto alla scuola primaria.
La ricerca è stata condotta nelle scuole della provincia di Reggio Emilia. Il tasso negli istituti secondari è risultato del 6,6% contro lo 0,38% delle scuole primarie. L’età media dei ragazzi contagiati corrisponde a 13,2 anni. Bambini e adolescenti sono quasi sempre asintomatici, ma mentre i primi trasmettono raramente il virus, i secondi hanno una forte carica virale. L’analisi non accerta se il contagio avvenga prevalentemente in classe o fuori, ma il numero dei casi non è trascurabile.
La riapertura sarebbe quindi sconsigliata, soprattutto in presenza della variante inglese del virus che aumenterà il tasso di contagio. I maggiori esperti in ambito sanitario sono quindi contrari alla riapertura.
"per le scuole superiori e per le università è meglio evitare la ripresa il 7 gennaio”. (Giorgio Palù)
“Arduo riaprire la scuola in presenza il 7 gennaio” in questa situazione. Troppi punti interrogativi e criticità. (Walter Ricciardi)
Di parere contrario chi guarda prevalentemente all'economia. Eviterei di ascoltare la solita Confindustria che spudoratamente si oppone ai provvedimenti del governo fin dall'inizio della pandemia e ormai non riesce più a nascondere il feroce cinismo del "se qualcuno morirà, pazienza". In Lombardia abbiamo già visto gli effetti catastrofici della convergenza tra gli amministratori di centro-destra e il mondo imprenditoriale. I camion di Bergamo non trasportavano solo un irrilevante "qualcuno".
Certo se tocca a lor signori, un milione di dollari per curarsi con il metodo "Trampe" li trovano. Se tocca ai sudditi pazienza, possono anche morire. Anzi se anziani ci si libera delle pensioni, si hanno posti liberi in ospedale ecc.. Poi dei fondi risparmiati possono goderne le aziende di eccellenza mentre le altre possono anche chiudere. Bah! (commento di Lore57)
Anche Tito Boeri, economista che non sembrerebbe accecato dal furore neoliberista, propende per la riapertura. Lo spiega con ragioni di interesse generale. Sostiene che la scuola è l’unico ascensore sociale rimasto. Tenere chiuse le scuole significa condannare i figli degli immigrati a non parlare l’italiano. Significa creare problemi di socializzazione e pedagogici agli adolescenti più indisciplinati. Significa creare problemi di nutrizione: basti pensare al ruolo della mensa per i bambini che vivono in situazioni di disagio.
“Nel Recovery c’è a disposizione molto cemento per le costruzioni e le pale eoliche, meno per quello che può evitare la disgregazione sociale. Piuttosto che concentrarsi sulla ripresa, quei fondi dovrebbero essere utilizzati per tenere insieme la società”. (Tito Boeri)
Bene, allora cerchiamo di destinare alla scuola, una quota più adeguata del recovery, senza giocare sulla pelle delle persone per una questione che sembra soprattutto di orgoglio, come se riaprire le scuole possa essere considerato un successo politico a prescindere dai morti.
No, non stiamo dicendo che ci piace restare in DaD, ma ci piacerebbe che almeno si dicesse che la DaD non equivale a scuola chiusa, non lascia studenti e docenti sfaccendati, anzi li impegna di più, li obbliga ad apprednere cose che altrimenti non avrebbero appreso.
Vedremo quale sarà la direttiva del governo, ma sappiamo già che il ministro (o devo dire ministra?) Lucia Azzolina, nonostante la sua appartenenza al M5S, in troppe cose sembra in ottima sintonia coi confindustriali, basta leggere il protocollo di intesa per l'educazione finanziaria. Peccato. Tutti gli italiani che leggevano il blog di Beppe Grillo si sarebbero aspettati qualcosa di diverso.