Difficile essere un buon insegnante, se non si è un insegnante libero.
Ho preso questa citazione da un interessante articolo di Rossella Latempa dedicato alla libertà di insegnamento.
Stiamo perdendo la libertà di insegnamento, costretti da innovazioni e gerarchizzazioni; stiamo dimenticando che se l'arte e la scienza non sono libere non c'è più né arte né scienza. Devono essere libere e libero dev'essere l'insegnamento, come recita l'art.33 della nostra Costituzione. Ma la stessa libertà va riconosciuta anche all'apprendimento. Il diritto allo studio dev'essere libertà di studiare ciò che si vuole e come si vuole. Anche lo studio di Vittorio Alfieri era libero perché egli liberamente decideva di legarsi alla sedia e lo faceva per amore dello studio.
La scuola sta dimenticando anche questo. In molti documenti scolastici viene ripetuta la prima delle otto formule che definiscono le "competenze chiave di cittadinanza": imparare ad imparare.
Imparare cosa? perché?
L'imparare svuotato di contenuto non ha senso, diventa pura obbedienza ad un obbligo. Ci fa apparire l'immagine penosa di un Vittorio Alfieri legato alla sedia senza un libro da leggere: sta imparando ad imparare!
Qualunque insegnante dovrebbe provare orrore di fronte a formule di tal fatta, ma gli insegnanti di oggi sono ancora liberi di mettere in discussione le idiozie che dissennati amministratori ci fanno cadere addosso?