Il curriculum è uno strumento che nega il confronto, quindi nega la meritocrazia. Mentre il concorso presuppone una situazione di pari opportunità tra i concorrenti che vengono posti di fronte alla medesima prova, il curriculum valorizza i trascorsi. In tal modo verranno offerte nuove possibilità solo a chi ha già beneficiato di molte possibilità.
In una democrazia di tipo liberale l'uso del curriculum dovrebbe essere fortemente scoraggiato. Non è un caso che la Costituzione lo vieta per l'accesso alle pubbliche amministrazioni (art.97 Cost.), pertanto nella scuola pubblica italiana non si dovrebbe mai parlare di curriculum, se non per evidenziarne l'inopportunità.
Purtroppo la nostra scuola è ormai disfatta. Tutte le riforme sono decise dagli appettiti di una classe imprenditoriale che celebra il curriculum come come una sacra icona. Ora il governo ha dato attuazione ad una disposizione contenuta nella Legge della Buona Scuola (quella che il Movimento 5 Stelle aveva promesso di abolire). Da quest'anno viene introdotto nelle scuole statali un "curriculum dello studente" che affiancherà il diploma di scuola superiore.
Finora la valutazione scolastica è stata legata agli insegnamenti scolastici. Le commissioni d'esame erano tenute a giudicare ciò che gli studenti avevano appreso a scuola, facendo riferimento ai saperi definiti nei programmi scolastici. Ora il giudizio si sposterà su quello che i ragazzi possono presentare alla scuola, quello che fanno fuori dalla scuola grazie alle possibilità offerte dalle famiglie. Così la scuola si troverà a dover premiare, nella valutazione scolastica, chi ha già avuto vantaggi grazie alla posizione familiare.
La scuola del curriculum è una scuola che marcia in senso ostinato e contrario rispetto alle indicazioni della Costituzione. Chissà cosa direbbe don Milani di una così brutale inversione di tendenza.
Questa inversione di tendenza non dovrebbe stupirci visto che siamo in un paese in cui le forze politiche di destra sembrano godere di un consenso maggioritario e ad esse si affianca un movimento politicamente indefinito e un Partito Democratico che ha prodotto la Buona Scuola. Tuttavia l'introduzione del curriculum come strumento istituzionale è un fatto grave. A dirlo non sono soltanto coloro che serbano memoria degli insegnamenti di don Milani e di Piero Calamandrei (i boomers?), l'allarme rispetto ad uno strumento che sembra finalizzato ad aumentare le disuguaglianze è stato lanciato anche dal presidente della Corte Costituzionale nella relazione annuale.
Come scrive giustamente Christian Raimo su Internazionale: "si tratta di un mostro da un punto di vista pedagogico e normativo, come al solito mascherato da innovazione. Una piccola riforma talmente inutile, e pensata male, che non si riesce davvero a salvare nulla."
Pesanti critiche era già state espresse dallo storico dell’arte Tomaso Montanari:
Il curriculum mette tra parentesi il diploma a cui è allegato: perché al mercato non basta il valore legale del titolo di studio, e nemmeno il voto. Il mercato vuole sapere cosa sta comprando. E così il ministero glielo dice: rendendo ben chiaro che la scuola deve servire non a formare cittadini, e prima persone umane, ma a piazzare capitale umano sul mercato del lavoro. E questo curriculum serve egregiamente a far capire che tipo di “pezzo di ricambio” è il ragazzo a cui sta attaccato – proprio come un cartellino sta su un pezzo di carne, sul bancone del supermercato. Ma il peggio deve venire, ed è legato alle Attività Extrascolastiche. Le commissioni della maturità si troveranno a interrogare e a valutare anche in base a un esplicito documento dell’abisso di diseguaglianza economica, sociale e culturale che divide e inghiotte i ragazzi della nostra scuola. Perché è chiaro a tutti che soggiorni all’estero, viaggi, sport, corsi di lingua, di teatro, di fotografia, di danza, di informatica, di musica… che i ragazzi inseriranno tra le Attività Extrascolastiche certificheranno solo una cosa: la ricchezza e la povertà delle rispettive famiglie.
Dalle attente analisi pubblicate su Roars, come ci ricorda giustamente Raimo, avevamo già scoperto che si sta cercando di introdurre nelle scuole una profilazione delle cosiddette character skills. Dietro il fascino falsamente innovativo della lingua straniera si propone una valutazione del carattere dello studente: non importa quello che sai e che sai fare, vogliamo sapere come tu sei.
Altre interessanti considerazioni sul curriculum dello studente le svolge Enrico Rebuffat sempre su Roars.
“La crescita delle attività e del tempo dedicati all’orientamento in uscita, nel triennio delle superiori, è stata continua negli ultimi anni: paradossalmente pari, come ben sanno i genitori, i docenti e in primo luogo gli studenti stessi, alla crescita del disorientamento dei beneficiari. Paradosso apparente: perché è evidente che riducendo e svalutando la scuola nella sua sostanza culturale si rende più difficile, nei ragazzi, la maturazione di quella ‘bussola interiore’ che, essa sola, permette a un individuo di orientarsi nella vita e nel mondo”.
Per il resto vi rinvio all'articolo di Christian Raimo