Non spetta al Ministro decidere qual è il miglior metodo didattico, spetta agli insegnanti che sono i professionisti dell'insegnamento. Il dogma della "formazione", concepita come indottrinamento di carattere burocratico, sta facendo dimenticare questa verità a molti docenti ormai culturalmente asserviti. Non spetta al Ministro e ancor meno alle fondazioni imprenditorialiste come la Fondazione Agnelli.
Un articolo del gruppo La Nostra Scuola ci fa giustamente notare che la formazione proposta da chi non vive e non conosce la scuola è quasi sempre inutile e controproducente. La retorica delle "competenze" sta sottraendo alla scuola italiana la sua capacità di trasmettere conoscenze.
È stata proprio la sottrazione di conoscenze, sulla condivisione delle quali si costruisce la fondamentale relazione tra insegnanti e studenti, a favore di “metodi” astratti, frettolosi e superficiali, scollegati dai contenuti e ridotti subito a burocrazia e certificazioni – corollario di tutta l’impostazione elefantiaca dell’ ‘autonomia’ – a mettere progressivamente in crisi l’efficacia educativa della scuola in generale e della scuola media in particolare. Ma questo forse la Fondazione Agnelli non lo sa, visto che propone una ricetta che va nella stessa direzione dei problemi che dovremmo risolvere e chiede anche di accelerare su questa strada.
La pretesa sembra essere quella di distruggere la scuola pubblica italiana e di ridurre gli alunni a cervelli da plasmare.