L'atto di indirizzo del Ministro Bianchi indica alcune priorità che sono quasi ovvietà: diritto allo studio, innovazione didattica e tecnologica, valorizzazione del personale scolastico, investimento sull'edilizia e miglioramento della gestione amministrativa. Per esprimere un giudizio occorre capire come si intendono raggiungere questi obiettivi.
La priorità indicata al sesto punto nella tabella di pag.3 (rilanciare l’autonomia scolastica e valorizzare il sistema nazionale di valutazione) ci fornisce un primo segnale preoccupante. L'autonomia scolastica, avviata ormai da oltre venti anni, non ha dato buoni frutti ma sembra che il Ministro non sia intenzionato ad aprire ad una riflessione critica. Anche il sistema di valutazione meriterebbe una riflessione. E' davvero utile sottoporre gli alunni a continue valutazioni? E' utile puntare sulla competitività tra studenti, tra insegnanti e tra scuole? Un sistema basato su competizione, misurazione e valutazione produce cittadini migliori o crea una sorta di grande ruota, dove tutti corrono continuamente e inutilmente come altrettanti criceti in gabbia?
Qualcuno ha notato che l'atto di indirizzo del Ministro Bianchi, se confrontato con quello precedente firmato lo scorso anno dalla Ministra Azzolina, non contiene un richiamo diretto al potenziamento del middle management. Questo potrebbe essere un segnale positivo, ma purtroppo non lo è perché il Ministro Bianchi non ha abbandonato l'idea di gerarchizzazione della scuola. A pagina 7 dell'Atto di Indirizzo troviamo infatti un riferimento alla "carriera" degli insegnanti. Per le considerazioni già svolte in questo blog, la "carriera" degli insegnanti implica necessariamente una gerarchizzazione che andrà a svilire la funzione docente per sottoporla a logiche di caporalato o, nella migliore delle ipotesi, ad un modello organizzativo aziendalistico nel quale i docenti saranno soggetti a direttive e vincoli non sempre compatibili con la libertà di ricerca e libertà di insegnamento previste dalla nostra carta costituzionale.
Infine vediamo ancora l'insistenza sulle metodologie didattiche. L'invito ad abbandonare il metodo della lezione frontale esula dai poteri e dalle competenze ministeriali e svela, ancora una volta, l'intento di burocratizzare ulteriormente la scuola italiana.
Il coordinatore nazionale dell'associazione professionale Gilda degli Insegnanti ha giustamente criticato l'approccio: “Affermare che la lezione frontale debba essere superata in favore di
nuovi approcci significa entrare a gamba tesa su un terreno che non è
affatto di competenza del ministro dell’Istruzione ma che spetta ai
docenti. Soltanto a loro deve essere affidato il compito di decidere, in
base agli specifici contesti in cui operano, quali metodologie e
strumenti didattici utilizzare, nel pieno rispetto della libertà di
insegnamento che l’articolo 33 della Costituzione assegna loro”.
Un ambito nel quale il Ministero potrebbe svolgere un utile funzione propositiva è quello del trattamento economico del personale scolastico. Su questo punto il nostro Ministro potrebbe considerare i dati evidenziati dal Rapporto Ocse Education at a Glance 2021:
1) Tra il 2005 e il 2020, nei Paesi dell’OCSE gli stipendi tabellari degli insegnanti con 15 anni di esperienza sono aumentati dal 2 % al 3 % (nonostante un generale calo conseguente alla crisi finanziaria del 2008). In Italia, gli stipendi degli insegnanti sono diminuiti dello stesso periodo del 5 %.
2) L’Italia si è collocata tra i dieci Paesi dell’Ocse ad aver speso la percentuale più bassa del PIL per gli istituti di istruzione da primaria a terziaria. Nel 2018 ha speso il 4,1 % del PIL per gli istituti di istruzione da primaria a terziaria, cifra pari a 0,8 punti percentuali in meno rispetto alla media Ocse.3) Tra i vari livelli di istruzione, l’Italia ha destinato una quota inferiore del Pil rispetto alla media Ocse a livello sia terziario che non terziario.
Potenziare il sistema nazionale di istruzione significa anche riportarlo tra i settori su cui la Repubblica intende investire e non puntare solo su una ristrutturazione di tipo gerarchico.