Vi propongo qui il convegno organizzato a Roma dalla CGIL, nel corso del quale ho potuto apprezzare alcune considerazioni molto critiche verso il modello finora perseguito.
Massimiliano De Conca ha criticato la pedagogia piegata alla logica del mercato, il prevalere di metodi psicometricistici; ha citato la tirannia dell'algoritmo (Miguel Benasayag) esortando ad abbandonare l'ossessione per il numero e per la graduatoria. L'Invalsi, con le sue prove standard nazionali che comportano l'invio di tutor presso le scuole mal posizionate nelle graduatorie, va a disincentivare la crescita e la professionalità dei docenti. Occorre invece costruire percorsi collettivi e condivisi. La valutazione non dev'essere un numero, ma un discorso. Occorre uscire dall'ottica del numero e tornare ad un sistema narrativo. I controlli è meglio farli in modo campionario, non universale, meno invasivo. La valutazione dev'essere di sistema e non sulle persona. Inoltre l'Invalsi deve restare ente terzo per non confondere valutazione e valutatore.
Molto interessante anche il giudizio di De Conca sul PNRR che a suo dire non prende in considerazioni gli alunni come futuri cittadini, ma li considera capitale umano finalizzato ai bisogni delle imprese. Questo è un paradigna che dev'essere rimesso in discussione in un dibattito pubblico.
Meno ego e più eco hanno urlato i ragazzi nelle strade. Al posto della competizione si parli di solidarietà. Trovo insopportabile l’arretratezza e il cinismo del ceto imprenditoriale, perché finché il sistema del lavoro continuerà a fondarsi sul precariato, i giovani se ne andranno all’estero e da noi continueremo ad avere giovani sotto retribuiti e senza prospettive di vita soddisfacenti, che alimenteranno regressioni culturali. Le aziende pongano rimedio con le scelte necessarie. Dario Missaglia (presidente Proteo Fare Sapere)
Il segretario della CGIL ha dichiarato che non farà partecipare sua figlia alle prove Invalsi.