29.10.21

Quanto fascismo c'è nelle nostre scuole?

Sulla rivista telematica Wired è stata pubblicata la notizia di un preside che viene acclamato come "duce" da centinaia di studenti di un istituto tecnico bergamasco. Alle accalamzioni il dirigente scolastico sembra rispondere con un saluto romano. 

L'episodio ha suscitato un certo scandalo e viene riportato anche da notiziari scolastici. Il preside si difende riconducendo la parola “duce” alla sua radice latina (dux) e dunque gli studenti l'avrebbero usata nel senso generico di “condottiero degli alunni”. Credo che la questione principale non sia il significato della parola, si tratta di capire il contesto. Qualunque parola potrebbe essere usata in un contesto scherzoso e anche il saluto romano non è sempre apologia del fascismo. Dunque, cerchiamo di capire meglio. Chi è quel preside e cosa insegna ai suoi studenti?


Nello stesso articolo di Wired si legge che il preside non fa mistero di essere un "tradizionalista". Ma in che modo si manifesta questo tradizionalismo? Quattro anni fa è stato condannato su patteggiamento per aver umiliato pubblicamente due studenti versando coca-cola sulle loro teste per poi cospargerli di schiuma da barba. Questo è accaduto del 2015 nella mensa della scuola. In precedenza lo stesso preside aveva deciso di appendere al collo di un ragazzo un cartello con scritto “Sono un succhia c…”. Cominciamo quindi a capire che la "tradizione" a cui si ispira il dirigente scolastico è il peggior nonnismo da caserma. Il nonnismo imposto da un preside non è un semplice saluto romano, è un ben preciso modo di educare. Finora nessuno aveva avuto nulla da dire?

Nella notizia purtroppo c'è di peggio. La scuola in cui sarebbe avvenuto il fatto è l'istituto aeronautico di Bergamo intitolato ad Antonio Locatelli. Il preside ne sarebbe anche il fondatore, cosa che potrebbe andare anche a suo merito, se non fosse che avrebbe fondato anche un altro istituto in provincia di Ascoli Piceno a cui è stato assegnato lo stesso nome: Antonio Locatelli. Evidentemente questo nome rimanda a qualcuno che lo ispira in modo particolare. 

Antonio Locatelli,  aviatore e militare del Regio Esercito che, stregato dalle imprese coloniali del fascismo, partì volontario per la guerra d’Etiopia nel 1936 e lì vi trovò la morte. Nelle lettere alla madre, Locatelli esprimeva la sua gioia nel partecipare allo sterminio degli etiopi tramite l’uso di armi chimiche contro i civili.

Emerge qualcosa che va ben oltre l'estemporaneo saluto romano. Nell'assegnare il nome alla scuola di Grottamare e poi a quella di Bergamo, nessuno ha preso informazioni? O dobbiamo sospettare che un certo tipo di tradizionalismo non appartiene solo al dirigente? 

Vorrei respingere questo sospetto, ma non ci riesco finché vedo un susseguirsi di episodi che portano sempre lo stesso segno.

Abbiamo avuto il caso della professoressa Dell'Aria, sottoposta ad un severo procedimento disciplinare per non aver impedito ai suoi alunni di inserire in una ricerca storica un raffronto col presente che poteva essere poco gradito al finto "Capitano" che all'epoca svolgeva funzioni di ministro. UNa punizione di pura matrice fascista. Ma ci sono stati molti altri casi: il docente di Forza Nuova che inneggiava al nazismo e al ku-klux-klan, scrivendo che avrebbe voluto mettere la senatrice Liliana Segre dentro un inceneritore;  la maestra di Castellamonte a cui è stata chiusa la pagina FB usata per apologia del fascismo; la professoressa di Venezia che usava i social-media per insultare e istigare all'uccisione e all'affogamento dei bambini, per questo è stata trasferita a mansioni amministrative, ma non licenziata. Solo la maestra "comunista" è stata licenziata per la gioia del prof . Manfredo Bianchi che esprime la sua esultanza su Twitter dove lui può continuare a inneggiare al fascismo .

Ci sono anche professori a cui non basta inneggiare, ma sentono anche il bisogno di intimorire e ricattare:


 Quanto fascismo c'è nelle scuole italiane?