30.11.21

Gli insegnanti possono sindacare l'abbigliamento degli alunni?

 Alcuni studenti di Edimburgo si sono presentati a scuola indossando la gonna. L'iniziativa aveva lo scopo di promuovere l’uguaglianza e sfatare gli stereotipi di genere. Per gli scozzesi è più facile, perché la loro tradizione vede gli uomini indossare il kilt, ma qualcosa di simile era già avvenuto in Spagna per protesta contro il provvedimento di espulsione di un quindicenne che aveva osato indossare l'indumento femminile.

L'esperimento è stato riproposto anche in Italia da alcuni alunni del Liceo Zucchi di Monza, dove la curiosa iniziativa ha incontrato l'approvazione della dirigente.

Invece nel Liceo scientifico Bottoni di Milano le cose sono andate diversamente. Un professore di Filosofia ha allontanato dall'aula i tre alunni in gonna perché vestiti “in modo inappropriato”. La motivazione non ha incontrato l'approvazione del docente. I tre ragazzi si sono rivolti alla preside che ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del docente richiedendone la sospensione. 

Il professore non ne fa una questione di genere: "avrei avuto la stessa reazione se fossero venuti vestiti da clown o da Babbo Natale". A scuola ci sono sempre stati diversi modi di intendere le regole e di farle rispettare. Ci sono docenti che tollerano l'alunno che sta in aula col berretto in testa o che mastica una gomma, per altri sarebbero comportamenti poco rispettosi. Se ne può discutere ovviamente, ma finora la libertà di insegnamento lasciava al docente una certa autonomia nell'impartire il codice di comportamento. Credo che sia giusto da parte di un dirigente scolastico promuovere ogni tipo di confronto affinché non vi siano richieste troppo discordanti o contraddittorie da parte dei diversi docenti, senza però annullare l'autorità dell'insegnante. La sanzione disciplinare nei confronti di un insegnante che si è limitato a far rispettare quelli che sono sempre stati i consueti canoni di abbigliamento lo pone quasi in una posizione di inferiorità rispetto alle bizzarrie degli alunni. Credo che sia un segnale molto pericoloso per una scuola già gravemente svilita. La trasformazione della scuola da comunità governata da organi collegiali in azienda gerarchizzata, che può obbligare gli insegnanti a qualunque tipo di omologazione, distrugge totalmente anche l'ultimo residuo di autorevolezza che ancora potrebbe essere rimasta ai docenti.

Le notizie di stampa ci dicono anche che il professore coinvolto nella vicenda milanese era già noto per i suoi post su Facebook dai toni poco accomodanti su donne e omosessuali. Non sarebbe il primo caso di educatore orientato verso principi di carattere discriminatorio (ne abbiamo già parlato), ma non sarà questa la motivazione della sanzione disciplinare, perciò questo aspetto apre un'altra questione, ben più complessa, che riguarda i contenuti "morali" dell'insegnamento.

Ci sono anche altri casi in cui l'imposizione di un abbigliamento appropriato viene denunciato come abuso, come nel caso del Liceo Marco Polo di Venezia dove una professoressa di educazione fisica ha vietato alle ragazze di indossare i top sportivi considerati ‘inadatti a un contesto scolastico’. La motivazione del divieto (coprire le proprie forme per non attirare a sé l’attenzione e non distrarre i compagni maschi) ha suscitato vivaci proteste perchè le studentesse rifiutano di essere educate al timore dello sguardo maschile: "Non vogliamo essere educati alla paura, ma al rispetto". Aggiungendo anche di trovare scandaloso e irrispettoso che la scuola voglia costringerli a cambiare i vestiti piuttosto che cambiare le mentalità delle persone.

Anche in questo caso la protesta degli studenti ha un fondamento, esprime un valore che non può essere represso, però se la scuola deve rispettare sempre e comunque le più svariate esigenze di libertà individuale degli alunni l'attuale modello educativo viene smontato senza proporne uno nuovo. Andiamo verso una sorta di "scuola liquida".

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31 maggio 2022 - Aggiungo la notizia, appena letta, di una scuola di Cosenza nella quale un'insegnante ha imposta all'alunna che indossava jeans strappati di coprire gli strappi con bende di nastro da imballaggio. 

Si tratta di dress-code o di una illecita intromissione della scuola nella libertà di vestire a proprio modo?

La Preside dell'istituto ha sostenuto la scelta dell'insegnante esi dichiara anche favorevole all'introduzione delle divise scolastiche: "La divisa a scuola non mi dispiacerebbe affatto. Io sono per il bon ton, oltre che della generazione dei grembiuli che trovo estremamente democratici perché azzerano le differenze economiche. Tuttavia mi rendo conto che l'idea dell'uniforme tra i banchi debba essere introdotta solo e soltanto qualora partisse spontaneamente dai ragazzi. Nella mia scuola sono liberi di vestirsi come meglio credono, ma devono rispettare la regola sul decoro".

7 giugno 2022 - Le polemiche sul dress-code scolastico si ripresentano a causa del caldo. In alcune scuole gli studenti arrivano in shorts e canotte con infradito ai piedi. Siamo in spiaggia o a scuola? Tollerare tutto in nome della libertà o ripristinare regole di decoro? 

Potrebbero essere polemiche sterili, questioni che eludono il vero problema. E' quello che afferma un articolo di Tecnica della Scuola ricordandoci che anche la Repubblica ha degli obblighi nei confronti degli studenti:

  • Il DM 75 e le successive norme UNI prevedono ricambi minimi d’aria per alunno già prossimi ai 6 vol/h riportati dallo studio della Fondazione Hume;
  • Il DL 81 del 2008 regola la temperatura ideale per le aule in 18-22° d’inverno e 24-27° in estate con tolleranza +_ 1% ed umidità tra 45-70%;
  • Nel 2022 il Parlamento ha chiesto al Governo, di proposta del Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Istruzione, di emanare con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri le Linee Guida aggiornate sulla qualità dell’aria nelle scuole e specifiche tecniche per i dispositivi mobili di sanificazione dell’aria e fissi di ventilazione, da emanarsi entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ovvero entro il 20/3/2022. Chi le ha viste?  

"Ma noi continuiamo a divertirci e a parlare di shorts e canotte, così le Istituzioni saranno legittimate a non rispettare le Leggi che esse stesse hanno emanato ed a non mettere a norma le scuole, tanto non importa a nessuno."  (sottoscrivo)