27.4.22

25 aprile - il fascismo è finito?

Se è vero, come molti dicono, che il fascismo è finito, se l'esperienza storica avviata da Mussolini nel 1922 si è conclusa con la fine del ventennio e la morte del duce, allora non dovrebbe esserci alcun ostacolo ad esprimere giudizi su quel passato che non appartiene più a nessuno di noi.  Di conseguenza si potrebbe anche affermare che l'antifascismo sarebbe ormai anacronistico.  

E' la storia a dirci che il regime fascista decretò l'abolizione del Parlamento, fece sciogliere tutti gli altri partiti politici, fece uccidere gli oppositori, socialisti o liberali, condannò persone di grandissimo valore, praticò la minaccia e la violenza, abolì diritti fondamentali, avviò guerre di sterminio contro gli stati africani facendo anche uso di armi chimiche, si macchiò di eccidi in Libia e nei Balcani, sancì la persecuzione civile degli italiani di religione ebraica o dei loro discendenti e infine proclamò una guerra scellerata che provocò milioni di morti. Quale giudizio possiamo esprimere su tutto questo? 


Se è vero che oggi non ci sono più fascisti nulla può indurci ad ammorbidire la condanna per le persone e per le idee di quel regime dittatoriale che generò tanto dolore. Eppure ogni anno, nella ricorrenza del 25 aprile, invece di manifestare  tutti insieme la soddisfazione di esserci liberati dall'oppressione nazi-fascista, vediamo obiezioni e titubanze. Ogni anno c'è qualcuno che finge di ignorare la radice del male, cerca di nascondere o di mascherare il deprecabile passato dell'Italia fascista. Si tenta di rievocare una liberazione da non si sa cosa, si parla di una riconciliazione. Come se si potesse riconciliare la vittima e il carnefice senza che quest'ultimo riesca ad esprimere un pentimento. Perfino tra le autorità preposte all'istruzione dei giovani, cioè persone che dovrebbero conoscere bene la storia, c'è chi evita di esprimere giudizi  chiari, riesce a non  chiamare le cose con il loro nome. A cosa sfugge, cosa teme o cosa vorrebbe riabilitare?

Ecco cosa ha scritto quest'anno per la festa del 25 aprile il direttore regionale scolastico delle Marche:

“Con il 25 aprile terminava così in Italia la seconda guerra mondiale che causò tra gli Italiani oltre 300mila caduti militari e 150mila civili: a tutti loro, unitamente ai Caduti di tutte le altre nazioni va il nostro commosso e reverente ricordo. Un immane conflitto che in particolare ha visto gli italiani fronteggiarsi per le rispettive ragioni, giuste o sbagliate, per i rispettivi sogni, condivisibili o meno, ma di cui tutti si sentivano carichi, dando luogo ad uno scontro marcato dal ferro e dal sangue, che ha diviso, frantumato il nostro popolo. Ma dopo la grande catastrofe, il “25 aprile” darà vita alla nuova Costituzione con progetti ideali, lucidi, ispirati ad un alto senso di giustizia, con il superamento delle antitesi disperate, delle demonizzazioni reciproche, ammettendo per tutti la propria storia, senza con ciò confondere il bene col male, ma riconoscendo il supremo valore della pace nel suo significato proprio, cioè dell’unione che salda armonicamente un popolo con la Pasqua, ossia “passando oltre” senza perdere memoria e ragioni del proprio passato. Con il “25 aprile” nasce la missione forte, ora affidata a voi nuove generazioni: non la fazione, non la setta, non i rancori, non gli odi dietro i quali i popoli si sfaldano, ma costruire la Comunità, per l’Italia di questo nuovo millennio. E quindi siate sempre uniti, pur nelle diverse idee, siate amicizia, strumento di una amicizia per cambiare la società, siate coraggiosi come solo la gioventù sa esserlo, date anima alla nostra Comunità nazionale e passione perché i progetti si realizzano se diventano passione, se diventano fede, se diventano destino”.

Cosa significa siate uniti pur nelle diverse idee? dobbiamo forse prepararci a riaccogliere tra noi tutte le più disparate idee, anche le idee che portarono agli italiani oppressione, violenza e morte? Sono proprio queste parole reticenti a farci capire che il fascismo non è finito.  Il rifiuto della sua condanna lascia una porta aperta.  Sembra quasi che il direttore delle scuole marchigiane voglia prepararci a riaccoglierlo, senza nominarlo, perché possa, sotto altri nomi e altre forme, tornare magari senza incontrare resistenza. Chi si esprime in questo modo sa perfettamente che pur tornando sotto altre sembianze resta lo stesso fascismo del ventennio mussoliniano, lo sa, altrimenti non avrebbe remore a nominarlo e ad esprimere una netta condanna di ciò che fu e che ora non c'è più. 

No, l'esortazione che dobbiamo dare ai ragazzi di oggi è l'esatto contrario di quel che scrive l'Ufficio Scolastico Regionale delle Marche nella sua nota ufficiale. Ragazzi, siate pronti a respingere le perniciose idee che portarono alla nascita del fascismo e poi del nazismo. Non fatevi ingannare. Anche se camuffate in altro modo sappiate riconoscerle e sappiate reagire immediatamente ad ogni proposta che assomiglia a quella fascista, impedite che le tragedie possano compiersi ancora. 

Se qualcuno vi dice che il 25 aprile voi non dovete cantare Bella Ciao! perché quel canto partigiano è divisivo, allora cantatela proprio perché è divisivo: divide il limpido desiderio di libertà dalla prepotenza e dalla violenza. 

Se vi dicono di non cantarla, allora significa che è importante farlo subito, perché se qualcuno ve lo vuol vietare è la prova che la libertà è già in pericolo ed è già arrivato il momento di difendere senza timori la democrazia e la libertà.