25.2.23

Un ministro anti-antifascista

Il pestaggio degli studenti davanti ad un liceo fiorentino è l'ennesimo allarme. Violenza che cresce, stavolta con un marchio politico. Il Ministro dell'Istruzione e del Merito tace, evita ogni giudizio. Nessuna norma lo obbliga ad esprimersi. In rappresentanza delle istituzioni c'è stata solo una Preside che ha scritto una lettera ai suoi studenti in cui esprime biasimo per la violenza e un richiamo a non restare indifferenti.
Al Ministro non piace quella lettera e minaccia la Dirigente di possibili ritorsioni disciplinari.

In che mondo stiamo entrando?

Qui non c'è solo indifferenza nei confronti della violenza. La minaccia alla Preside è un segnale inquietante. Avrebbe dovuto elogiarla per quella lettera che contiene una esortazione educativa. 

Le parole del ministro Valditara negano il principio democratico di libertà di parola e di insegnamento. L'autoritarismo esercitato per intimidire chi vorrebbe vedere rispettati i valori della Costituzione è un segnale orribile. Lui dice che non esiste il pericolo di un nuovo fascismo, ma lo dice usando una minaccia di sapore fascista. Dovrebbe fare il contrario per mostrarci che quel pericolo non c'è.

*     *     *

Voglio riportare qui di seguito alcuni articoli su questa vicenda alla quale la scuola dovrebbe rispondere almeno con una giornata di sciopero.

Edith Bruck, testimone diretta di quel che avvenne e che non dovrà più avvenire, è stata molto chiara e ha chiesto le immediate dimissioni del ministro.

«La reazione del ministro dell’Istruzione alla lettera della preside Annalisa Savino è scandalosa. Valditara dovrebbe dimettersi. Subito», esordisce. Poi spiega: «Ho l’impressione che questi giovani si siano sentiti liberi di agire sapendo di rimanere impuniti. Il fatto che ci sia un governo di destra li fa sentire protetti». 

Il fatto che la lettera sia stata successivamente bruciata, per Bruck, è ancora peggio: «Simbolicamente si dà fuoco alle sue parole ma è come se bruciassimo la persona che le ha scritte».

Per la scrittrice «non bisognerebbe permettere nessun tipo di manifestazione fascista, lo dice la Costituzione. E invece ne stiamo vedendo diverse. Abbiamo visto la croce uncinata sul braccio del capogruppo di Forza Italia, in quelle vecchie foto dell’ex An con la svastica. E marce a Predappio con il saluto fascista. Abbiamo visto dare cittadinanze onorarie a Mussolini e tante altre cose. Tutte cose da non minimizzare. Viviamo un’epoca di eccessiva leggerezza. Per questo sottoscrivo senza esitazioni la lettera della dirigente scolastica».

Firenze, un ministro che viene meno alla sua funzione istituzionale è un fenomeno pericoloso

di Marina Boscaino

L’aggressione che sabato mattina è stata subita da alcuni studenti e studentesse del Liceo Classico di Firenze Michelangiolo ha dei responsabili: sei ragazzi tra i 16 e i 20 anni, che fanno parte del movimento giovanile di destra Azione Studentesca, considerato vicino a Fratelli d’Italia. I numerosi video girati ne hanno consentito l’identificazione. La buona notizia è che l’episodio ha scatenato una ondata di indignazione, in un Paese assopito e distratto.

In questa situazione il presidente del Consiglio – Giorgia Meloni – che dichiara di “conoscere abbastanza bene l’universo dell’impegno giovanile, una palestra di vita meravigliosa”, tace da sabato. Un silenzio assordante, una notizia pessima. Ancora peggiore è la notizia che il titolare del dicastero dell’Istruzione e del Merito (sic!), Giuseppe Valditara, invece, non taccia. E abbia ritenuto necessario commentare non il gravissimo avvenimento di sabato, ma la comunicazione che la dirigente scolastica del liceo Leonardo Da Vinci – Annalisa Savino – ha sentito il dovere di inviare alla comunità scolastica in seguito all’aggressione. Una comunicazione pacata ma ferma, carica del richiamo sobrio e puntuale ai principi fondamentali desunti dalla Carta, che orientano e consolidano il patto repubblicano. E che dovrebbero essere considerati persino scontati da ministri che proprio sulla Costituzione hanno giurato.

In altri termini, il ministro dell’Istruzione e del Merito (doppio sic!), invece di stigmatizzare la violenza subita dagli studenti fiorentini, attacca, offende e minaccia chi, nella corretta interpretazione delle proprie funzioni di dirigente di una scuola della Repubblica, richiama l’intera comunità scolastica all’esercizio della responsabilità civile e politica, esortando a non girare la testa dall’altra parte, ricordando quali e quante brutture – anche sulla scorta delle parole di Antonio Gramsci (“Odio gli indifferenti”), che della violenza fascista fu martire – l’indifferenza abbia causato al nostro Paese. Una “lettera del tutto impropria” perché “non compete a una preside lanciare messaggi di questo tipo” e perché in “Italia non c’è alcuna deriva violenta e autoritaria, non c’è alcun pericolo fascista”, così ha chiosato Valditara.

Il fatto che la preside Savino abbia indicato nel fascismo la conseguenza della violenza e dell’indifferenza dell’epoca ha spinto il ministro dell’Istruzione (e del Merito, triplo sic!) a dichiarare che la comunicazione della dirigente sia stata frutto di una iniziativa “strumentale”, che denota “una politicizzazione che auspico che non abbia più posto nelle scuole”. Difendere pertanto le fondamenta della Carta, nata dalla Resistenza e dall’antifascismo, è per un ministro della Repubblica italiana un atto arbitrario, inadeguato e di partigianeria politica; censurabile, quindi.

Viviamo, insomma, una paradossale condizione: quella che chi dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, considerate le attuali circostanze politiche) garantire il rispetto dei valori costituzionali instilla – al contrario – il germe malato della loro rottamazione. E abusa del proprio ruolo, chiosando: “lettere ridicole. Vanno prese per quello che sono, un atto di propaganda. Ma se l’atteggiamento dovesse persistere andando al di là dei confini istituzionali, allora vediamo se prendere delle misure”.

Valditara continua a dare avvertimenti a tutte e tutti noi: sono in gioco la libertà di insegnamento e di espressione. Commentare la “politicizzazione” della scuola invece di condannare senza se e senza ma la violenza di chi si ispira al pensiero politico della maggiore forza parlamentare e di governo è uno dei tanti modi per tentare di confondere le idee. In questo modo, però, il ministro assume su di sé la responsabilità di quanto dovesse accadere in futuro. E consegna alla rimozione (fortunatamente solo sua e della sua premier) un episodio grave, agito e subito da giovani, che – in quanto tale – dovrebbe essere assunto a paradigma di ciò che è lecito e di ciò che non lo è, senza alcun tentennamento. Il culmine di questa pericolosa risposta sta poi nella velata minaccia di misure da assumere contro la dirigente.

Forse le uniche misure che andrebbero realmente prese sono quelle nei confronti di un ministro che viene meno alla sua funzione istituzionale e all’osservanza dei principi e dei valori su cui ha giurato. Un ministro che – in pochi mesi – è riuscito ad inanellare una serie veramente imbarazzante di inciampi e cadute (dalla “umiliazione come fattore fondamentale della crescita e nella costruzione della personalità” alla trovata del ripristino delle gabbie salariali, differenziando i salari dei docenti sulla base del costo della vita della regione in cui abitano). Un fenomeno pericoloso, che altrove porrebbe in serio dubbio la permanenza in una funzione istituzionale di tale importanza.

L’ottima notizia è che la dirigente scolastica Annalisa Savino non è sola. In tanti e tante si sono espressi per dichiararle la propria solidarietà; tra gli altri, il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, che ha definito la sua comunicazione “un esempio di sensibilità civile e pedagogia repubblicana. L’attacco del ministro è inaccettabile”. Con lui, i tanti e le tante che nella giornata del 23 febbraio – 41.956 alle ore 20,37, mentre concludo questo post – hanno firmato per il sostegno ad Annalisa Savino promosso da Priorità alla scuola. 


Il ministro Valditara per me reagisce così alla lettera della preside di Firenze perché ci si riconosce

di Luca Mancini

Leggendo la lettera della preside Annalisa Savino, dirigente del Nostro Istituto Leonardo Da Vinci, appare subito evidente che non sia indirizzata all’attuale governo. Le sue parole condannano la brutalità di comportamenti individuali come la violenza, l’intolleranza, la prepotenza fisica e verbale che proliferano in seno all’indifferenza. È proprio quest’ultima che rappresenta il primo vero problema sociale.

È una lettera di solidarietà alle vittime di tutti i tipi di aggressione e una coraggiosa motivazione rivolta a chi non ha il coraggio di riconoscere il pericolo della violenza.

Come non condividere un appello così umano, sincero ed universale?

Il governo, tramite un suo esponente, declassa la lettera a strumentale messaggio politico. Evidentemente, senza essere stato nominato né direttamente né indirettamente, è convinto che la condanna alla violenza e il dissociarsi dal metodo d’indifferenza tramite il quale si instaurò il peggiore regime italiano siano mosse politiche contro l’attuale governo riconoscendosi automaticamente in ciò che la preside denuncia.

Ricorda un po’ una vecchia storia che permise agli abitanti del villaggio siciliano dove nacqui di smascherare la più grande truffa di mele del Sud Italia. Ve la racconto brevemente.

Una mattina il maestro della scuola si svegliò di buon’ora e, abituato a una casalinga colazione, preparò il suo caffellatte, due fette di pane e una bella mela lucida. Era solito consumare la colazione nell’ordine in cui l’ho descritta, ma ultimamente, morsicando la vivida buccia colorata della mela, scopriva un sapore aspro che mostrava la decomposizione interna del frutto. Le prime volte diede la colpa al caso ed elogiò la varietà della natura. Nelle ultime settimane però non ci fu una sola mela che riuscì a mangiare. Le dovette buttare tutte. È risaputa la pericolosità del cambiamento nella mente di una persona abitudinaria, così una mattina che si sveglio più agitato del solito all’ennesimo morso di una mela marcia uscì di casa di corsa, così, com’era vestito, in pigiama e ciabatte, urlando di voler far arrestare chiunque vendesse mele marce. Non si dava pace, correva urlando.

Un uomo, udite le parole, lo fermò e si presentò come un onesto venditore di mele. Gli chiese ulteriori dettagli. Il maestro cercò la sua complicità spiegandogli che ne avrebbe tratto vantaggio anche lui se la concorrenza marcia si fosse fermata, ma il venditore cercava di persuaderlo a lasciar perdere, che era una causa persa, che sarebbe stato impossibile trovare il truffatore. Il maestro non mollava, era quasi in preda a un delirio collerico e il venditore gli assestò due schiaffoni in piena faccia che lo fecero barcollare.

Quando si riprese, la vampata emotiva si smorzò e la lucidità razionale riprese il sopravvento. Si sentì fin ridicolo per le sue azioni, abbattuto si convinse a lasciar perdere. I due si separarono, il maestro – ripresa la capacità razionale – analizzò a fondo le parole dell’uomo e i motivi dei suoi gesti violenti. Si insospettì subito. Lo lasciò allontanare qualche passo, poi iniziò a seguirlo. Lo pedinò fino alla sua bottega, riconoscendo in vendita le stesse mele che ogni mattina era costretto a buttare. Lo denunciò e la truffa fu scoperta.

Il maestro benché fosse una persona di spiccata e riconosciuta intelligenza non aveva particolari doti investigative, fu la reazione spropositata dell’uomo che gli mostrò la sua natura.

Analogamente la reazione del ministro Valditara dimostra che egli, e con lui l’esecutivo, si riconoscono in ciò che la preside, e tutti noi con lei, abbiamo intenzione di non accettare. La violenza si nasconde fra le parole e quelle del ministro ne sono un esempio lampante.

La ringraziamo, Preside, per quello che ha scelto di fare per noi e per averci dimostrato che l’indifferenza si combatte con la scelta, la scelta di riconoscere, di agire, di denunciare, di prendere posizione, di non avere paura. Noi scegliamo di stare con Lei.