17.12.16

Per fare il ministro ci vuole la laurea?

No, per fare il ministro non occorre un titolo di studio. Abbiamo avuto ottimi governanti che non avevano conseguito una laurea. Nel governo attualmente in carica sono molti i non laureati. In passato ci sono stati anche Primi Ministri senza laurea, ma...


ma forse per la Pubblica Istruzione si dovrebbe usare un altro metro, e così era stato finora. Neanche a Benedetto Croce, che fu chiamato a far parte del Governo Bonomi nel 1945, neanche a lui fu assegnato quel ministero che conferisce i titoli di studio. Croce era un filosofo di fama mondiale, ma non aveva mai conseguito una laurea e probabilmente fu per questa ragione che alla guida dell'Istruzione andò Guido De Ruggiero, allievo e collaboratore di Croce, però la laurea ce l'aveva ed era anche Rettore dell'Università di Roma. Così le forme erano salve.

Ora al Ministero di via Trastevere è arrivata una signora che proviene dal mondo sindacale, s'è occupata di scuola per moltissimi anni, ma non è laureata. E' una  novità che non può essere vista come uno scandalo e solo il futuro ci dirà se l'ex sindacalista avrà saputo guidare il ministero meglio o peggio dei dottori che l'hanno preceduta. Lo scandalo forse è un altro, la mezza bugia contenuta in una sua presentazione dove cercava di far apparire come laurea un diploma conseguito presso un istituto di studi sociali, un titolo che proprio laurea non sarebbe.

Quindi la domanda da fare é un'altra: può fare il ministro chi amplifica il valore dei propri titoli o magari dichiara di possedere titoli che non ha? 

Pochi mesi fa la stampa italiana aveva riportato il caso della deputata tedesca Petra Hinz che aveva millantato una laurea inesistente. La notizia era del 20 luglio e ai primi di agosto la deputata s'era già dimessa. Non credo che ci sarà mai più un posto per lei nel parlamento della sua Germania. La serietà è fondamentale per poter pretendere di rappresentare milioni di persone. Badate, la Hinz era solo una deputata, non ministro e non ministro dell'istruzione!

Nell'Italia guidata dai giovani rottamatori si marcia in senso contrario, abbiamo già visto un sottosegretario alla Pubblica Istruzione, scelto da Matteo Renzi, che alla laurea non c'era ancora arrivato. Forse lo scandalo non è neanche questo. Se di qualcosa dobbiamo dolerci è l'incapacità di noi italiani di far valere un principio di decenza. E' una semplice questione di pubblica decenza quella che costringe la deputata tedesca a dimettersi dopo aver dichiarato di avere una laurea che non aveva. Altri politici stranieri hanno visto la loro carriera stroncata da qualche scopiazzatura scoperta nella loro tesi di laurea, perché è un segnale di scarsa lealtà, per non parlare dei casi di corruzione o di evasione fiscale che altrove determinano una bocciatura immediata e definitiva. In Italia no. Politici già condannati per reati contro la pubblica amministrazione o contro la fede pubblica continuano a candidarsi e mantengono il consenso degli elettori. Abbiamo visto anche il giornalista Oscar Giannino, candidato Premier delle sua lista "FARE per Fermare il Declino", vantava titoli universitari conseguiti presso un prestigioso ateneo statunitense, poi s'è scoperto che non aveva nessuno di questi titoli ed era falsa perfino la pretesa partecipazione allo Zecchino d'Oro smentita direttamente dal Mago Zurlì. Siamo oltre il ridicolo, ma neanche questo gli toglie l'autorità di pontificare su questioni politiche ed economiche.
Allora, teniamoci pure la Ministra senza laurea, a cui auguriamo di svolgere un buon lavoro, ma cominciamo ad imporre un po' di serietà in tutti i settori in cui le persone sono chiamate a svolgere importanti funzioni di valenza pubblica. La serietà comprende anche la forma. Dove le forme si dissolvono la sostanza diventa una barzelletta, come nel caso di Oscar Giannino (potete riascoltarlo qui) che nel vantarsi di lauree e di master plurimi conseguiti a Chicago si permette di dire che i titoli fanno la differenza e che è lecito rubare se l'imprenditore privato ruba allo Stato. Da quale pulpito!