È nostra convinzione che per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica possa essere efficace l'introduzione della metodologia didattica delle non cognitive skills (amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale) nel percorso didattico delle scuole medie e delle scuole superiori. È questo il contenuto di una nostra prima proposta di legge. È infatti puntando sul superamento di una visione solo cognitiva dell'apprendimento e facendo leva sull'educazione della personalità e della consapevolezza dei ragazzi che si può contrastare la loro disaffezione verso la scuola e migliorare la qualità del sistema scolastico. A partire da significative esperienze intemazionali, proponiamo una sperimentazione che unisce e non divide, che valorizza sia le autonomie dei territori sia quelle delle singole scuole sia il carattere nazionale del sistema, e da realizzare in collegamento con il disegno di legge sull'educazione alla cittadinanza/educazione civica approvato in maggio alla Camera dei deputati e ancora fermo in commissione Cultura al Senato.
Ci propongono un apprendimento fatto di non-conoscenze, ma l'insegnamento scolastico è stato sempre inteso come trasmissione di conoscenze. Lo sa ogni persona che abbia frequentato le scuole e conseguito titoli di studio. Essere istruiti significa possedere conoscenze. Chiunque abbia compiuto un valido percorso di studio sa che non è semplice, sa che lo studio comporta impegno e fatica. Le difficoltà possono generare insuccesso e disaffezione, ma le difficoltà non si superano eliminando a monte la mole e la complessità del sapere. Sarebbe la fine della scuola.
La difesa della scuola come officina del sapere non corrisponde necessariamente a una visione conservatrice ed elitaria perché siamo consapevoli che le conoscenze di tipo scolastico non sono le uniche, ma sono normalmente conoscenze teoriche, ben diverse dalle abilità che possono essere acquisite nel corso di esperienze sociali o lavorative.
Il modello socio-culturale imposto dalla borghesia collocava le conoscenze teoriche ad un livello superiore rispetto alle abilità pratiche e riservava alle professioni intellettuali un maggior prestigio e una migliore retribuzione economica. Ciò può essere politicamente sbagliato e può generare quelle barriere di classe che furono giustamente criticate da grandi pedagogisti come don Lorenzo Milani. La meritocrazia del voto e della promozione scolastica era infatti falsata da una disuguaglianza delle condizioni di partenza, dei contesti familiari e degli strumenti disponibili. Se vogliamo creare un sistema realmente meritocratico dobbiamo abolire le disuguaglianze di partenza, esattamente come sancito dalla nostra Costituzione.
ART. 3E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Il pieno sviluppo della persona umana non si realizza nel conseguimento di una laurea o di un dottorato per ogni cittadino, non siamo tenuti a diventare tutti dottori, avvocati o professori. La pari dignità sociale, che lo stesso articolo 3 riconosce a tutti i cittadini di qualunque condizione personale e sociale, deve impedirci di scadere in una logica di gerarchie sociali classiste, ma l'obiettivo non si raggiunge eliminando le conoscenze dall'insegnamento scolastico o annacquandole, non è vero che in questo modo si garantisce lo sviluppo. Al contrario lo sviluppo richiede conoscenze, anche quelle più avanzate che si raggiungono attraverso faticosi processi di astrazione. E lo sapeva anche don Milani che esortava i suoi allievi a studiare usando le meningi, non già a trastullarsi in qualche attività più distensiva nella speranza di intercettare nell'aria qualche soft skill.
L'obiettivo di una cittadinanza basata su amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale. non può essere assegnato alla scuola come compito primario, non può essere un obiettivo da perseguire a discapito del sapere. La buona condotta è sempre stata valutata nel contesto scolastico ma in modo marginale (il voto di condotta) perché era chiaro che riguardava la società nel suo complesso.
Non avremo mai amicalità se la società ci impone modelli competitivi; non avremo mai stabilità emotiva in una società che alimenta le paure e le insicurezze; non avremo mai apertura mentale se nei mass-media domina l'impulsività e la prevaricazione, se la violenza verbale diventa anche violenza fisica ostentata 24 ore su 24 nei palinsensti televisivi e nella maggioranza dei videogiochi, per non citare le tifoserie calcistiche che sono ben noti centri di addestramento all'odio e alla violenza.
Non è alla scuola che bisogna rivolgere certi appelli, sono le altre agenzie educative che devono essere richiamate al rispetto del principio di solidarietà umana e devono essere utilizzate proficuamente per promuovere amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale.
Capitale e sviluppo
Nel testo pubblicato dal Corriere ci sono altri passaggi ancor più contraddittori e preoccupanti:
L'attuale mismatch tra richiesta e competenze evidenzia quindi come il «capitale umano» sia un elemento fondamentale non solo del sistema formativo ma anche per l'impresa.
Capitale umano? a scuola? Davvero qualcuno pensa di promuovere amicalità, coscienziosità e stabilità emotiva riducendo la considerazione nei confronti degli studenti a quella di "capitale umano"? Davvero si si può ragionare di qualità dell'insegnamento, consapevolezza e apertura mentale parlando di "capitalizzazione degli investimenti", determinati in ragione dei "redditi futuri per l'azienda" che verrebbero garantiti anche da una "tassazione agevolata"?
L'intento che emerge in modo evidente è quello di una rapina che una parte del mondo imprenditoriale (quella parte non interessata all'innovazione, alla creatività e all'utilità sociale) vorrebbe compiere ai danni della collettività e della tradizione artistica e culturale del nostro paese.
La nostra seconda proposta di legge vuole invertire il paradigma di riferimento attuale basato solo su inserimento scuola-lavoro a quello continuo lavoro scuola: anche durante le fasi critiche (di inserimento e/o cambiamento) della vita professionale-lavorativa.
Se la scuola viene ridotta a semplice centro di addestramento (pubblico) a carico della collettività per la produzione di "capitale umano" da mettere a disposizione delle imprese (private) che potranno poi scaricare nuovamente sulla scuola pubblica gli oneri e i costi delle riqualificazioni di personale, avremo un risultato che può essere considerato come sviluppo solo da parte di chi misura i profitti immediati delle aziende, senza capacità di guardare al futuro e alla complessità del mondo, ma certamente non sarà uno sviluppo sociale o culturale e non porterà alcuno sviluppo nell'ambito della ricerca scientifica. L'effetto sarà quello di azzerare la cosiddetta "fuga dei cervelli" perché non avremo più cervelli, gli unici che potranno collocarsi professionalmente in ambiti di ricerca, progettazione, gestione o produzione artistica e culturale saranno i pochi fortunati che avranno i mezzi per sottrarsi fin da piccoli alla gradevole scuola dell'amicalità dove non si studia più niente (la scuola senza discipline ipotizzata e sperimentata dall'Associazione Nazionale Presidi) e potranno sfuggire anche ai rinati istituti di "avviamento al lavoro" (che però quando furono istituiti non rappresentavano la totalità del sistema scolastico italiano) per usufruire di precettori privati o per andare a studiare all'estero, magari nelle scuole finlandesi dove sembra non esserci alcuna voglia di regalare le scuole agli imprenditori e dove non esiste neanche un sistema di valutazione dei docenti o una qualche finzione di carriera.
Educazione civica
Nel documento politico in questione c'è un ulteriore elemento di preoccupazione per il futuro della scuola. Infatti il progetto politico di riduzione o annullamento della produzione cognitiva del sistema scolastico sarebbe "da realizzare in collegamento con il disegno di legge sull'educazione alla cittadinanza/educazione civica approvato in maggio alla Camera dei deputati". Il collegamento si chiarisce solo evidenziando che la nuova legge sull'Educazione Civica non aggiunge una disciplina alle altre discipline, ma sottrae un'ora agli insegnamenti disciplinari per crearne una da riempire di volta in volta con esperienze di vario genere che vanno dall'educazione ambientale, allo sviluppo eco-sostenibile, dalla tutela delle identita' a quella delle produzioni agroalimentari, dalla valorizzazione dei beni pubblici comuni al contrasto delle mafie, dal rispetto del patrimonio artistico e culturale all'addestramento in materia di protezione civile. Tra le scuole superiori alcune dovranno sopportare per qualche anno la presenza di insegnanti di diritto che potrebbero conservare la loro abitudine ad insegnare la Costituzione come disciplina, cioè con la pretesa di un effettivo apprendimento delle logiche e dei valori. L'insegnamento affidato ai docenti di discipline giuridiche attualmente parcheggiati in molte scuole in qualità di "potenziatori" garantirà per qualche anno una trasmissione di conoscenze e darà un sostanziale contributo alla formazione di cittadini consapevoli, ma si tratta di una fase transitoria destinata ad esaurirsi nel giro di pochi anni, poi l'Educazione Civica tornerà ad essere l"ora buco", non saranno sostituiti da nuovi insegnanti con titolo di studio specifico. Così, senza insegnante e senza programma disciplinare, l'ora-buco sarà riempita invitando a scuola un poliziotto a parlare del cyberbullismo, poi un medico a spiegare che il fumare non fa bene alla salute, un cuoco darà buoni consigli sulla conservazione dei cibi, poi sarà il turno del funzionario di banca presentato come esperto di "educazione finanziaria" e ci sarà anche l'occasione di andare a vedere un monumento o un film con qualche storia di mafia. Converrà evitare discorsi sulla violenza di genere che si presta a polemiche sul "gender" e per questo non è stata inserita nell'elenco della Legge 92/2019. Sono tutte cose utili, ovviamente, tutti assaggi fugaci, tutti riempitivi occasionali. Ecco perché la legge sull'educazione civica rappresenta un modello perfetto per chi si è posto l'obiettivo di descolarizzare la nostra scuola trasformandola da officina del sapere a luogo di intrattenimento e di addestamento.
Gli autori della proposta
I documenti prodotti dall'Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà (qui potete leggere la dichiarazione del 2018) rappresentano un'ottima sintesi delle proposte che dovrebbero essere radicalmente rigettate da chiunque vuol perseguire un insegnamento di qualità in un sistema che guarda davvero al pieno sviluppo della persona umana, premessa indispensabile per avere una società pacifica e armoniosa. Ma allora chiediamoci chi sono i componenti di questo inquietante Intergruppo. Ve li propongo nel medesimo ordine di firma del documento che abbiamo citato:
Maurizio Lupi (dirigente d'azienda, deputato del Gruppo Misto, eletto con FORZA ITALIA)
Ettore Rosato (ragioniere, impiegato, deputato di ITALIA VIVA, eletto nelle liste PD)
Mara Carfagna (deputato di FORZA ITALIA)
Fabio Rampelli (architetto, deputato di FRATELLI d'ITALIA)
Massimiliano Romeo (consulente automobilistico, senatore LEGA SALVINI)
Graziano Delrio (medico, deputato del PARTITO DEMOCRATICO)
Maria Stella Gelmini (avvocato, deputato di FORZA ITALIA)
Roberto Speranza (laureato scienze politiche, deputato di LIBERI E UGUALI)
Paolo Lattanzio (laureato Sc. Comunicazione, deputato MOVIMENTO 5 STELLE)
Gabriele Toccafondi (dirigente di cooperativa, deputato di ITALIA VIVA, ex PD)
Anna Grazia Calabria (laureata in giurisprudenza, deputato di FORZA ITALIA)
Alessandro Cattaneo (ingegnere, deputato FORZA ITALIA)
Paola De Micheli (laureata in Sc. Politiche, deputato del PARTITO DEMOCRATICO)
Paola Frassinetti (avvocato, deputato di FRATELLI d'ITALIA)
Maria Chiara Gadda (laureata ingegneria, deputato di ITALIA VIVA, ex PD)
Lorenzo Guerini (consulente assicurativo, deputato del PARTITO DEMOCRATICO)
Simona Malpezzi (insegnante, deputato del PARTITO DEMOCRATICO)
Luigi Marattin (ricercatore universitario, deputato di ITALIA VIVA, ex PD)
Antonio Palmieri (esperto di comunicazione e marketing, deputato FORZA ITALIA)
Hanno tutto il diritto di qualificarsi come "intergruppo" poiché sono presenti rappresentanti di ogni orientamento politico. Sono solo due ad avere una relazione professionale col mondo scolastico (la Malpezzi del PD e Marattin di Italia Viva).