1.11.19

Il contesto politico-culturale del nuovo insegnamento civico

L'articolo di Giovanni Carosotti pubblicato nel prezioso sito ROARS offre una interessante descrizione del contesto politico-culturale nel quale è maturata la legge che istituisce l'insegnamento autonomo dell'educazione civica in tutte le scuole. L'analisi di Carosotti ci conferma il quadro già anticipato nell'inchiesta del 1998 che trovate evidenziata nella testata di questo blog: "L'inizio del disastro"

SE LA COSTITUZIONE DIVENTA UNA CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Per comprendere la vicenda relativa alla Legge che ha istituito un nuovo curricolo nelle scuole di ogni ordine e grado, quello di Educazione Civica è necessario avere presente il contesto in cui l’azione del ministro Bussetti - ma a nostro parere anche dell’attuale Fioramonti - si è inserita. In verità, quando si affronta l’argomento della scuola e della politica di riforme che l’ha ininterrottamente investita negli ultimi decenni, tale accorgimento diventa presupposto metodologico essenziale.
Senza questa premessa, risulta difficile comprendere le ragioni sulla base delle quali i deputati, hanno votato un provvedimento che, a un’attenta lettura, mostrava delle contraddizioni interne tali da renderlo addirittura inapplicabile. La nuova disciplina, infatti, che impropriamente, a nostro parere, viene denominata “Educazione civica”, presenta un carattere approssimativo, il suo fondamento epistemologico risulta inesistente, non fa riferimento ad alcun bagaglio di studi e a una preparazione specifica che il docente avrebbe dovuto acquisire in un ben specifico indirizzo universitario. Riteniamo però che, per molti dei deputati, tali criticità non apparivano decisive, in quanto l’iniziativa obbediva alla logica, in atto ormai da alcuni anni, in base alla quale un’azione di carattere distruttivo rispetto all’organizzazione della scuola fondata sui contenuti culturali e sui saperi disciplinari risulta più urgente di un’altra di tipo costruttivo; prevale infatti l’esigenza di creare una situazione dalla quale non è più possibile tornare indietro, e dove il nuovo personale in ingresso non possa avere esperienza di un modo d’insegnare fondato su presupposti affatto diversi.
L’idea di introdurre un nuovo curricolo potrebbe sembrare paradossale in un clima, quale quello che si respira nelle stanze ministeriali, tutto teso a squalificare il sapere disciplinare e a dissolverlo in nome del “saper fare”, di una metodologia di fatto sganciata dai contenuti, il riferimento ai quali diventa strumentale e privo di qualsiasi logica mirata a favorire una completa consapevolezza culturale (1). In realtà, ed è questa la proposta interpretativa che intendiamo offrire, anche questa novità legislativa, al pari di quelle passate, si rileva estremamente coerente con le intenzioni appena richiamate, e concorre a dissolvere ancora di più un’idea di scuola fondata sull’irrinunciabilità della comunicazione di alcuni contenuti di cultura, saldamente ancorati alla storia, ai temi e ai metodi della singole discipline.