L'articolo di Giovanni Carosotti pubblicato nel prezioso sito ROARS offre una interessante descrizione del contesto politico-culturale nel quale è maturata la legge che istituisce l'insegnamento autonomo dell'educazione civica in tutte le scuole. L'analisi di Carosotti ci conferma il quadro già anticipato nell'inchiesta del 1998 che trovate evidenziata nella testata di questo blog: "L'inizio del disastro"
Per comprendere la vicenda relativa alla Legge che ha istituito un nuovo curricolo nelle scuole di ogni ordine e grado, quello di Educazione Civica è necessario avere presente il contesto in cui l’azione del ministro Bussetti - ma a nostro parere anche dell’attuale Fioramonti - si è inserita. In verità, quando si affronta l’argomento della scuola e della politica di riforme che l’ha ininterrottamente investita negli ultimi decenni, tale accorgimento diventa presupposto metodologico essenziale.
SE LA COSTITUZIONE DIVENTA UNA CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Per comprendere la vicenda relativa alla Legge che ha istituito un nuovo curricolo nelle scuole di ogni ordine e grado, quello di Educazione Civica è necessario avere presente il contesto in cui l’azione del ministro Bussetti - ma a nostro parere anche dell’attuale Fioramonti - si è inserita. In verità, quando si affronta l’argomento della scuola e della politica di riforme che l’ha ininterrottamente investita negli ultimi decenni, tale accorgimento diventa presupposto metodologico essenziale.
Senza questa premessa, risulta difficile
comprendere le ragioni sulla base delle quali i deputati, hanno votato
un provvedimento che, a un’attenta lettura, mostrava delle
contraddizioni interne tali da renderlo addirittura inapplicabile. La
nuova disciplina, infatti, che impropriamente, a nostro parere, viene
denominata “Educazione civica”, presenta un carattere approssimativo, il
suo fondamento epistemologico risulta inesistente, non fa riferimento
ad alcun bagaglio di studi e a una preparazione specifica che il docente
avrebbe dovuto acquisire in un ben specifico indirizzo universitario.
Riteniamo però che, per molti dei deputati, tali criticità non
apparivano decisive, in quanto l’iniziativa obbediva alla logica, in
atto ormai da alcuni anni, in base alla quale un’azione di carattere
distruttivo rispetto all’organizzazione della scuola fondata sui
contenuti culturali e sui saperi disciplinari risulta più urgente di
un’altra di tipo costruttivo; prevale infatti l’esigenza di creare una
situazione dalla quale non è più possibile tornare indietro, e dove il
nuovo personale in ingresso non possa avere esperienza di un modo
d’insegnare fondato su presupposti affatto diversi.
L’idea di introdurre un nuovo curricolo
potrebbe sembrare paradossale in un clima, quale quello che si respira
nelle stanze ministeriali, tutto teso a squalificare il sapere
disciplinare e a dissolverlo in nome del “saper fare”, di una
metodologia di fatto sganciata dai contenuti, il riferimento ai quali
diventa strumentale e privo di qualsiasi logica mirata a favorire una
completa consapevolezza culturale (1). In realtà, ed è
questa la proposta interpretativa che intendiamo offrire, anche questa
novità legislativa, al pari di quelle passate, si rileva estremamente
coerente con le intenzioni appena richiamate, e concorre a dissolvere
ancora di più un’idea di scuola fondata sull’irrinunciabilità della
comunicazione di alcuni contenuti di cultura, saldamente ancorati alla
storia, ai temi e ai metodi della singole discipline.