28.11.20

Il dovere della verità

 Troppe volte in questo blog, raccogliendo le opinioni più autorevoli, ho dovuto usare la parola "distruzione". In Italia la scuola è stata distrutta. Molti non vogliono vederlo perché è qualcosa di triste, perché non promette niente di buono, ma non ammetterlo non risolve il problema.

Che sia stata una vera distruzione ce lo dice anche Luca Ricolfi. In questa recente intervista l'illustre sociologo, autore de "La società signorile di massa", dice che la scuola non è riformabile perché una riforma seria sarebbe impopolare. A molti fa comodo una scuola in cui non si studia e che garantisce a tutti il "successo formativo" (todos caballeros), ma si tratta ovviamente di una falsificazione.

"La scuola e l'università hanno bisogno innanzitutto di verità: il dovere delle istituzioni formative non è solo quello di trasmettere sapere, ma è anche quello di non illudere i giovani e le loro famiglie con false certificazioni"

Ricolfi non rinuncia a suggerire una possibile soluzione che egli vede in un modello di scuola non basato sulle classi di età degli studenti, bensì su corsi differenziati in cui si possono certificare i livelli che ciascuno riesce a raggiungere.

Ma per avere la reale capacità di certificare le conoscenze acquisite occorre restituire autorevolezza agli insegnanti e per questo è necessario che gli insegnanti non siano più una categoria economicamente sottopagata ed socialmente emarginata, ma non basta, tocca agli stessi insegnanti recuperare il ruolo di trasmissione del sapere, e dovranno farlo recuperando un criterio di verità, non proponendosi come venditori di fumo. 

Da anni la scuola ha disintegrato i corsi di studio in una miriade di "attività" e di "progetti" e s'è trasformata in una fabbrica di falsità: non sono falsi solo i voti che ogni consiglio di classe assegna a fine anno scolastico facendo lievitare le valutazioni assegnate alle prove e alle interrogazioni, sono false anche le programmazioni in cui si replicano astruse definizioni di competenze, abilità, obiettivi ed altre formule inutili tratte da un compulsivo copia-incolla che non riflette nulla della realtà scolastica.

Troppi dirigenti scolastici hanno perso il contatto con la realtà quotidiana dell'insegnamento e sono assorbiti solo dalla gestione istituzionale che appare buona quando tutte le carte sono in ordine, quando i documenti completi (i POF, i PTOF, i PDP, i RAV e via dicendo) e sono tutti redatti usando il lessico più avanzato imposto dalla burocrazia ministeriale.