13.4.23

Educazione finanziaria o diseducazione economica?

L'educazione finanziaria era già presente nelle aule scolastiche. Da anni i banchieri vogliono formare i ragazzi secondo le proprie esigenze, vogliono farlo a partire già dalle scuole elementari, vogliono dare l'imprinting finanziario anche ai bambini e da anni stanno proponendo corsi di "formatozione" per insegnanti.

La maggior parte degli insegnanti è indifesa. La riforma Gelmini ha già eliminato gli insegnamenti di diritto ed economia da quasi tutte le scuole mandando in esubero migliaia di docenti abilitati all'insegnamento di tali discipline. E' stata una vera espulsione basata sull'idea che la conoscenza del diritto e dell'economia sia inutile.

Dal 2020 l'educazione civica è stata affidata senza alcun programma ad insegnanti privi di competenze specifiche in ambito giuridico ed economico che sono costretti ad improvvisarsi esperti di cose che non appartengono alla loro professionalità.
Molte scuole hanno inserito nella propria offerta formativa progetti di educazione finanziaria basati sui modelli proposti da banca d'Italia oppure progetti di educazione alla legalità affidati a rappresentanti delle forze dell'ordine. I docenti di scuola elementari, come quelli che insegnano altre discipline, sono indifesi, non riescono a distinguere le regole economiche dalle tecniche finanziarie che i banchieri spacciano per "scienza" economica.
Ora questa invasione del potere finanziario nelle scuole diventa legge, sarà parte integrante dell'educazione civica. Si toglieranno così ore all'insegnamento della Costituzione per fare spazio ai banchieri. 
 
Sarebbe più giusto chiamarla DISEDUCAZIONE ECONOMICA. Sarebbe più giusto dare agli studenti le basi del ragionamento economico a partire da Aristotele che distingueva l'uso del denaro come strumento creato per  facilitare le compravendite dei beni, dall'uso del denaro per ottenere altro denaro, cioè quella che Aristotele chiamava crematistica (e che oggi chiamiamo finanza) e che egli riteneva dannosa per la collettività, soprattutto se indirizzata solo a fini speculativi.
 
 

 
Cito solo un esempio tra i tanti che potrei fare, dopo aver frequentato i corsi di formazione organizzati dalla Banca d'Italia. Agli insegnanti veniva suggerito di far comprendere ai ragazzi il senso di responsabilità nelle scelte finanziarie: i futuri risparmiatori devono essere consapevoli dei rischi che si assumono quando affidano i propri risparmi a una banca o acquistano titoli. Questo suggerimento può sembrare quasi un'ovvietà a chi non conosce la nostra Costituzione, quella magnifica Costituzione che viene sempre nascosta e che è quasi del tutto ignota ai docenti di lettere, matematica, scienze, inglese, disegno che oggi chiamati ad insegnare l'educazione civica.

Art. 47 - La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.

E' compito e dovere  della Repubblica tutelare il risparmio. Questo dice la Costituzione. E' lo Stato che deve controllare e disciplinare l'esercizio del credito. Non può farlo il singolo risparmiatore. Sono i poteri politici che devono assumersi la responsabilità di questo compito in modo che neanche il più sprovveduto dei risparmiatori venga derubato del risparmio, frutto delle proprie fatiche.

Il principio del bail-in, che scarica la responsabilità della mala-gestione bancaria sugli ignari cittadini, non è compatibile coi valori della nostra Costituzione. L'idea di attribuire alle obbligazioni sussidiarie un rischio simile a quello dell'acquisto di azioni è un trucco da imbroglioni che la repubblica non dovrebbe consentire, ma nessuno lo saprà ora che ad insegnare arrivano direttamente i banchieri.